Lotti padre dà il mutuo e Matteo assume Lotti jr

Il funzionario della banca che diede l'ok è n

Roma. La complicata storia della Chil e del suo fallimento passa per una serie di strane coincidenze. Casualità talmente improbabili da far affiorare il sospetto di un conflitto di interessi. La vicenda, documentata in questi giorni dal Giornale , si chiarifica nel quadro delle indagini compiute dalla Procura di Genova e dalla caparbietà del capogruppo di Fdi alla Regione Toscana, Giovanni Donzelli, che ha di fatto «costretto» l'ente locale a insinuarsi al passivo della società.

Tutto parte nel 2009 quando Chil chiede alla Bcc di Pontassieve un finanziamento di 700mila euro. Il 15 giugno Fidi Toscana rilascia la garanzia fino all'80% del mutuo, trattandosi di un'impresa operante nella Regione e, per di più, di proprietà di Laura Bovoli, madre dell'attuale premier e al tempo sindaco di Firenze. Il 26 giugno Marco Lotti, funzionario dell'istituto cooperativo, dà un primo parere positivo. Anche se Chil e i Renzi non sono clienti, hanno «buone referenze raccolte dalla consorella Bcc di Cascia» verga Lotti. Il 13 luglio 2009 il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, nomina Luca Lotti (ora sottosegretario) responsabile della segreteria. Il 14 luglio 2009 Marco Lotti (padre di Luca), dà l'ok definitivo alla pratica «vista la bontà del business in questione (distribuzione di volantini e di allegati ai quotidiani, ndr ) e la provata esperienza dei nominativi».

Nel dicembre 2014, però, Lotti affermerà di aver conosciuto Tiziano Renzi «solo quando gli è stato presentato». All'erogazione del mutuo a firmare per Chil Post è Renzi-papà e non la consorte perché in poche settimane c'è già stato un passaggio di proprietà (la compagine femminile, secondo la Finanza, serviva a ottenere il massimo di garanzia possibile). La banca non dice niente.

Così come poche obiezioni si avranno nell'agosto 2011 quando Tiziano Renzi ottiene di sostituire l'ipoteca sulla casa di famiglia, a garanzia del prestito della società nel frattempo ceduta, con un libretto di risparmio da 75mila euro raccolti da tre amici. Si tratta di: Alfio Bencini (ristoratore e candidato con la lista Renzi alle Comunali 2009), Mario Renzi (cugino del premier e padre di Samuele, socio di Bencini) e di Andrea Bacci, nominato da Renzi prima alla guida dell'agenzia di comunicazione della Provincia di Firenze e poi nel 2010 alla guida della municipalizzata dell'illuminazione. Difficilmente queste coincidenze capitano a un cittadino qualunque.

Commenti

tRHC

Sab, 26/09/2015 - 10:39

Ma che bel quadretto!!!Una bella famigliola non c'e' che dire..tutto si puo' dire,ma certo non gli si puo' negare il senso di organizzazione (familiare) con i soldi degli altri viene tutto facile e pensare che il logorroico,va in giro a fare la morale agli altri e predica l'onesta,scomunicando gli intrighi e gli imbrogli...Votatelo sempre.perche' e' così che vuole essere trattato l'Italiano Bue!!!

Ritratto di pinox

pinox

Dom, 27/09/2015 - 00:38

ma non si vergogna quando va in televisione a predicare la moralità della politica...... ha veramente e spudoratamente la faccia come il c_ul_o!!!!