L'Ue lascia Renzi sulla graticola

Il giudizio di Bruxelles sulla legge di Stabilità arriverà solo a maggio. Moscovici: «Servono pazienza e capacità di dialogo»

Fabrizio RavoniRoma «... E le possibilità che la situazione peggiori sono maggiori di quelle che migliori». Pierre Moscovici commenta così le previsioni di deficit e crescita europee. Previsioni che indicano per l'Italia un minimo rallentamento del pil (dall'1,6 all'1,5%) ed un peggioramento del deficit dal 2,2 al 2,4%. Roba da «zerovirgola», insomma. Ma non è dall'esame dei dati macroeconomici che arrivano i segnali di pericolo per la finanza pubblica «Made in Renzi». La Commissione denuncia che lo scorso anno il deficit strutturale è cresciuto dello 0,75 per cento, quando il governo - secondo il Patto di Stabilità - lo avrebbe dovuto ridurre dello 0,5%. Insomma, più di un punto percentuale di pil oltre il percorso di rientro, previsto dai Trattati. Tanto basta, al di là dei criteri della flessibilità di bilancio, per stimolare nei funzionari europei la voglia di una procedura d'infrazione per deficit eccessivo.Padoan si difende in Parlamento. Sostiene che le previsioni Ue non sono molto diverse da quello del governo; che le clausole di salvaguardia (aumento dell'Iva) scompariranno nel 2017 con tagli di spesa (1 punto di pil); e che le probabilità che il debito pubblico del 2020 sia più alto di quello del 2015 «sono all'11%». E quasi tirando un sospiro di sollievo sottolinea che nelle comunicazioni della Commissione non c'è il richiamo sulla riduzione del debito.Se questi richiami arriveranno o meno si saprà soltanto a maggio, quando la Commissione fornirà un giudizio complessivo sulla legge di Stabilità. E la scelta di far slittare in primavera inoltrare le proprie valutazioni corre il rischio di tenere il governo Renzi sulla graticola ancora per tre mesi. Per questo Piercarlo Padoan chiede alla Commissione di accelerare il giudizio.Tra l'altro, richiami del genere erano stati fatti nei giorni scorsi dagli uffici tecnici della Commissione. Che avevano segnalato lo scostamento del deficit strutturale (più di un punto): principio stabilito dal Patto di Stabilità. Ed il mancato rispetto della riduzione del debito: l'avanzo primario è un terzo di quello necessario per rispettare il fiscal compact. L'avanzo primario è quell'indicatore che misura la differenza fra entrate ed uscite al netto della spesa per interessi sul debito pubblico. E, per convenzione, è l'unico preso in considerazione per la riduzione strutturale del debito.Comunque, Moscovici manda un messaggio al premier: Matteo stai sereno. «Sono convinto che lo spirito del dialogo e del compromesso (con l'Italia, ndr) debba prevalere sullo scontro. Serve serenità, pazienza, lavoro, reciproca capacità di ascoltarsi e dialogare». Ma ricorda che «l'Italia è l'unico Paese a godere di flessibilità per lo 0,4% del pil per le riforme strutturali. E nel bilancio 2016 - sottolinea - l'ha chiesta anche per i capitoli investimenti, rifugiati, terrorismo e cultura. A maggio diremo se verranno accolte e se rientreranno nelle regole del patto di Stabilità». Gli spazi di azione sono limitati, osserva Jyri Katainen, vice presidente della Commissione. «L'Italia ha beneficiato più di altri della flessibilità di bilancio. Se andassimo troppo oltre con la flessibilità delle regole, non avremmo più regole». E Paolo Gentiloni annuncia a Londra lo stanziamento italiano di 400 milioni a sostegno delle iniziative umanitarie in Siria. La Germania metterà a disposizione 2,3 miliardi. Le risorse non verranno conteggiate nel deficit.