A luglio calano gli arrivi: -2,7% rispetto al 2016

Il Viminale: vantaggi dagli accordi con i sindaci locali e dai fondi dell'Ue per le tribù libiche

Si registra un meno 2,73 per cento degli sbarchi sulle coste italiane rispetto ai primi sette mesi del 2016. A renderlo noto il Viminale, che comunica che dal primo gennaio a oggi sono approdati 95.215 migranti rispetto ai 97.892 dello stesso periodo dello scorso anno.

Le cause della diminuzione degli arrivi? «Sicuramente - fanno sapere dal ministero dell'Interno - l'attento lavoro che il ministro Marco Minniti sta portando avanti da tempo. A partire dagli accordi con i sindaci libici». Ma a influire sarebbe anche l'arrivo dei fondi, da parte dell'Europa, destinati alle tribù africane che, d'ora in avanti, avranno più risorse da investire in progetti per l'incremento delle possibilità sul territorio. Inoltre, l'addestramento della Guardia costiera libica da parte della nostra Guardia di finanza e dalla Marina militare sta dando i suoi frutti. I libici, infatti, stanno puntando ai rimpatri e il calo delle partenze, soprattutto per il mese di luglio, è ben visibile. Gli ingressi di migranti in Italia, nell'ultimo mese, hanno avuto una diminuzione del 54%. Sono 11.193 gli immigrati entrati nel bel Paese a luglio, contro i 23.552 dello stesso periodo dello scorso anno.

Il portavoce dell'Oim, Flavio Di Giacomo, parlando con le agenzie ha ipotizzato che «non esiste una spiegazione certa del calo degli ingressi. La flessione riguarda soprattutto le partenze dalla Libia più che gli arrivi in Italia». Di Giacomo ha parlato anche di una possibile «strategia dei trafficanti. In realtà - ha proseguito - già da alcuni mesi si era notata una tendenza sugli ingressi simile all'anno scorso. In realtà abbiamo registrato un aumento degli arrivi solo nei primi mesi dell'anno, quando di solito i migranti non partono. Già con l'inizio della primavera gli arrivi si sono stabilizzati sui numeri dell'anno scorso. Ora c'è stato un calo del 54% a luglio, ma la situazione in realtà si era stabilizzata da mesi».

Il dialogo che il ministro Minniti sta portando avanti sia con Al-Serraj che con i rappresentanti dei vari territori pare essere la soluzione giusta, anche se i numeri sono ancora troppo piccoli per parlare di una via definitiva. Ciò di cui si deve tener conto è il fatto che l'intervento delle navi italiane in Libia, in appoggio alla Guardia costiera di quel Paese, potrebbero da una parte aiutare la missione anti immigrazione incontrollata, dall'altra far arrabbiare i trafficanti di esseri umani che potrebbero decidere di incrementare le partenze. Proprio per questo il lavoro sul territorio sarà fondamentale come quello in mare.

Insomma, la guerra al fenomeno migratorio si dovrà fare su più fronti prima di poter davvero cantare vittoria. Oltretutto, da ambienti vicini al Viminale si fa presente che il calo registrato in questi primi sette mesi del 2017 è avvenuto nonostante l'operato, sempre maggiore, delle Ong. Da chiedersi, pertanto, se non ci fossero state di quanto sarebbe stata inferiore la percentuale registrata.

Commenti

perseveranza

Gio, 03/08/2017 - 11:25

La diminuzione del flusso c'é se pur quantitativamente non significativa (2.700 in meno, quando ci sono stati periodi con 10.000 sbarchi in un giorno). Le motivazioni addotte sembrano ragionevolmente logiche. Il che comunque dimostra una volta di piu' che se si fosse voluto, si sarebbe potuto ottenere una notevole riduzione degli sbarchi già due anni fa. Non c'é stata la volontà politica di farlo. Quindi esiste una evidente e chiarissima responsabilità del governo PD e centristi e della loro scellerata politica di accoglienza appoggiata e sostenuta dalla sinistra e dall'associazionismo cattolico. Ad ogni modo bisognerà vedere cosa accadrà nei prox mesi e se ora non si avvierà una stagione di rimpatri massicci l'Italia pagherà drammatiche conseguenze sul piano sociale e dell'ordine pubblico. E' ora che alle parole, Minniti faccia seguire i fatti.