L'ultima estate degli eredi del Pci

Divisa in una miriade di sigle, la sinistra post comunista verso la scomparsa

Roma - Tra gli effetti meno conosciuti e più nefasti del Web c'è stata la sparizione di quel tipico personaggio barbuto che nelle strade delle grandi città chiedeva, con una bella mazzetta di giornali in mostra sul braccio, l'obolo «per il sostegno della stampa comunista». La parte nefasta dell'accadimento consiste invece nel fatto che ormai il comunismo, sulla Rete, s'è realizzato in mille siti di mille sigle, spesso inesistenti, ma dagli assai corposi articoli di dottrina e ortodossia. Anche se la soglia prevista dal sistema elettorale tedesco non passasse, ciascuno di costoro ha già deciso - nei congressi fondativi in tinelli e sottoscala - che le elezioni restano superfluo «simulacro di democrazia vetero-borghese».

Tra raggruppamenti più corposi, ricordiamo il sempre più misterioso Partito comunista d'Italia (diviso in due tronconi: uno maoista e uno leninista); il Partito di Alternativa comunista, manipolo di trotzskisti che ha celebrato l'ultimo congresso (il IV) nel 2015, con tanto di slogan: «Siamo tutti facchini!», elezione di una «Commissione disciplinare e di Morale Rivoluzionaria» e secretazione degli atti più decisivi del dibattito. Poi la Sinistra Anticapitalista dell'ex senatore Turigliatto (chi può dimenticarlo?), partito «comunista e rivoluzionario per una società ecosocialista, femminista e libertaria», che terrà a Napoli il primo giugno un combattuta Assemblea generale; il Partito comunista dei lavoratori del celeberrimo Marco Ferrando, affiliato alla Quarta internazionale trotzskista; il Partito dei Comunisti italiani (sì, esiste ancora: quello di Cossutta e Diliberto); il Partito Comunista del noto Marco Rizzo, già scissionista del Pdci, che ha ottenuto ben lo 0,86 alle ultime comunali torinesi. Ma se continueremo a fare a meno di questi purissimi eredi del Pci, a meno di imprevisti spasmi unitari, dovremo abituarci pure all'idea di una sparizione di Rifondazione comunista di Paolo Ferrero (però continueremo a vederlo in tivù, non temete) e di Possibile, infelice abortino della fantasia di Pippo Civati.

Aspro sarà invece il dibattito unitario in Campo progressista, idea di Pisapia che piace tanto a Renzi, considerato che Articolo 1 - Mdp, aspira a diventare un nuovo Ulivo raccolto attorno a Bersani e D'Alema. Sempre che riescano a fare pace con tutti quelli di Sinistra Italiana, ex Sel, e che DeMa, nuova creatura del sindaco De Magistris, si aggreghi. Sarà un'estate di passione e mobilitazione, per gli ultimi eredi della sinistra a caccia di un tetto. Che vada oltre il 5 per cento.