L'ultimo delirio a 5 Stelle: lo stipendio regalato ai rom

La consulente della Raggi propone sei mesi di reddito ai nomadi per invogliarli a lasciare le baraccopoli

Dopo il reddito di cittadinanza, ecco la variante pensata esclusivamente per i nomadi, il «reddito rom». E chi se non il M5s poteva partorire questa geniale soluzione al problema dei campi nomadi? L'autrice della trovata si chiama Monica Rossi, ed è la consulente del Comune di Roma all'«Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti» che fa capo al gabinetto della sindaca Virginia Raggi. Non essendo riusciti a sgombrare le baraccopoli dove regnano criminalità e illegalità, i grillini del Campidoglio hanno pensato bene di cambiare strategia e stipendiare direttamente i rom per convincerli ad andarsene. Geniale no? Ecco più nello specifico la proposta dell'esperta di campi nomadi scelta dalla Raggi: «Quando un insediamento va smantellato, a chi lascia il campo do una cifra, dopodiché hai sei mesi di tempo per presentare una soluzione. Una specie di reddito incondizionato, obbligatorio, poi chi lo incassa ha un semestre per attivarsi e dimostrare autonomia». Notare l'obbligatorietà dello stipendio comunale. Metti che un rom non voglia incassare i soldi che il Comune di Roma gli vuole dare, verrà obbligato da un messo comunale a prenderli, magari con la minaccia di una multa se si ostina a rifiutare la busta con il sussidio. E poi «incondizionato». Cioè anche se lo zingaro fosse un ladro incallito, o sotto processo per ricettazione, lo stipendio lo prenderà comunque, secondo la teoria della superconsulente della giunta M5s, la signora Rossi. La quale deve essere veramente brava, visto che dopo il primo anno il suo contratto è stato raddoppiato, da 30mila a 55mila euro.

Eppure rispetto alla questione dei campi rom - come per molti altri - i risultati ottenuti dall'amministrazione capitolina sono scadenti. Come primo atto c'era stata l'istituzione del «Tavolo cittadino per l'inclusione delle popolazioni Rom» con il compito di individuare entro il 31 gennaio 2017 le modalità con le quali arrivare allo sgombero dei campi nomadi della Capitale. Mai avvenuto. Poi, il piano dei «rimpatri volontari» in Romania, ricorda Il Messaggero, è stato un flop drammatico: 6 rimpatri soltanto, su 4mila zingari «ospiti» (indesiderati) nelle baraccopoli di Roma. Poi, altra genialata della giunta Raggi, hanno provato con il «bonus affitto», cioè 800 euro di contributo al mese per lo zingaro che si prendesse la briga di lasciare la roulotte abusiva e cercarsi una casa in affitto come tutti gli altri. Stranamente, hanno fatto fatica a trovare proprietari disposti ad affittare la casa, solo tre agenzie immobiliari su 62 hanno accettato di collaborare con il Comune, alla fine soltanto tre appartamenti in tutto sono stati visitati, contratti finali zero. Quindi anche la misura del bonus affitto è naufragata. In tre anni la Raggi è riuscita a sgombrare solo un campo rom, sulla Tiberina, e nemmeno per merito suo visto che l'appalto alla cooperativa che gestiva il campo era scaduto e l'Anticorruzione aveva vietato ulteriori proroghe.

Che fare allora? Ed ecco la brillante intuizione della «superconsulente» comunale per gli zingari. Pagandogli uno stipendio, in cambio di niente, l'amministrazione si aspetta grandi cose dai nomadi. «Con il contributo i Rom potrebbero finanziare progetti di auto-recupero, per esempio. Penso ai ruderi abbandonati. In altre realtà d'Italia è stato fatto e ha funzionato - spiega al quotidiano romano la delegata del Comune -. So che il dipartimento Ambiente ha già fatto un protocollo su questo tema». Sei mesi di stipendio ai rom per convincerli a «dimostrare autonomia». Non c'è dubbio, sarà un successo.