"È l'unico pianeta che ci assomiglia un po'"

L'«ingegnera» che ha progettato Dreams: «A caccia di tempeste di sabbia»

Baykonur (Kazakhstan) Marte, il pianeta rosso, si dipingerà metaforicamente presto anche di verde e di bianco. L'Italia, con i suoi scienziati e l'impegno finanziario e imprenditoriale lungimirante di alcune aziende strategiche, è in questo momento in prima fila nella scoperta di un pianeta che si sta rivelando più simile alla Terra la Terra di qualche miliardo di anni fa di quanto non si ritenesse. Anche in relazione alla presenza di vita nel passato o forse addirittura mentre state leggendo.

Dreams (costruito totalmente in Italia), il cuore del lander Schiaparelli che contiene una strumentazione estremamente sofisticata, concepita per eseguire accuratissime misurazioni dei parametri atmosferici su Marte, è stato in gran parte progettato da una giovane scienziata italiana dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte di Inaf. Francesca Esposito, 42 anni, napoletana, laureata in Fisica e ingegneria spaziale è il PI (Principal Investigator) della missione. E sarà proprio lei a fornire, dopo averli analizzati i dati forniti dagli strumenti che stanno viaggiando verso Marte.

Ingegner Esposito, qual è lo scopo di Dreams?

«Schiaparelli atterrerà su Marte durante la stagione in cui le tempeste di polvere sono più comuni, in modo che Dreams possa analizzare l'ambiente marziano quando l'atmosfera è carica di polveri. Tutti i suoi sensori sono stati progettati per sopravvivere a queste condizioni sul pianeta. Oltre alle misure meteorologiche, Dreams studierà l'opacità dell'atmosfera dovuta alla presenza di polvere e gli effetti della polvere sugli strati atmosferici»

Insomma, il vostro straordinario apparecchio di ricerca si immergerà nella polvere... Per prefigurare e trovare modo di resistervi quando ci saranno nuove missioni, magari con uomini e donne in carne e ossa?

«Proprio così. Infatti il più importante obiettivo è quello di raccogliere informazioni sui pericoli creati dalla polvere, per aiutare gli ingegneri a quantificare i rischi per le attrezzature e per missioni future di esplorazione umana. I dati raccolti includono la velocità della polvere trasportata dal vento, le cariche elettrostatiche, l'esistenza di scariche elettriche, i disturbi elettromagnetici che potrebbero influire sulle comunicazioni, e l'intensità della luce ultravioletta».

La presenza di elettricità potrebbe ostacolare la missione umana programmata per il 2040?

«Lo sapremo quando Dreams arriverà su Marte. Sono particolarmente entusiasta all'idea di poter effettuare la prima indagine in assoluto dei fenomeni elettrici nella sua atmosfera. Si pensa che tra la superficie e la ionosfera marziana vi sia un circuito elettrico atmosferico globale. Durante le tempeste di polvere e in prossimità dei vortici, sembra che si possano formare campi elettrici intensi. Inoltre, la polvere e la sabbia cariche elettricamente possono avere un ruolo importante nel processo di sollevamento della polvere dalla superficie, influenzando l'evoluzione delle tempeste di polvere su Marte».

Se la ricerca punta ormai sulla analisi di fenomeni che possono ostacolare la presenza umana, significa che l'umanità deve avere a cuore Marte in modo speciale. Perché questo interesse particolare per il pianeta rosso?

«Perché è l'unico pianeta del sistema solare che aveva condizioni ambientali del tutto simili alla terra. Certo parliamo di miliardi anni fa. Allora c'era un'atmosfera più densa dell'attuale, una temperatura media più elevata (oggi è più bassa di 40-50° rispetto a quella terrestre) e acqua che scorreva davvero, proprio allo stato liquido, in superficie alimentando oceani, fiumi e laghi. E siccome sulla terra ovunque ci sia acqua c'è vita, viene naturale domandarsi se anche su Marte al tempo delle migliori condizioni atmosferiche vi fosse qualche forma di vita».

Quindi possiamo sperare di trovare qualche traccia di vita passata

«Non solo passata!».

Fantastico. Questo pensavo fosse escluso...

«E perché? I campioni di terra marziana che potremo analizzare nella seconda parte di questa missione ci aiuteranno a rilevare se la vita è o è stata veramente presente. E se le condizioni su Marte e sulla Terra agli inizi erano molto simili si potrebbe anche capire quali eventi hanno condannato Marte a quella che finora era stata considerata sterilità definitiva».

Da un po' di tempo si parla di nubi di metano emesse dal pianeta. Sulla terra il metano viene prodotto dalla decomposizione di sostanze organiche o dal metabolismo animale e batterico. E su Marte?

«Il metano viene dissociato dalla radiazione solare, e potrebbe sopravvivere nell'atmosfera di Marte non più di qualche secolo. Se davvero lo si rileva, si potrebbe pensare che ci siano fonti attive ancora oggi in grado di rinnovarlo. O Marte ha un interno più caldo e attivo di quanto si possa immaginare oppure ospita forme di vita. Bisogna aspettare il 2018, quando finalmente verrà analizzato il terreno per cercare la presenza di biomolecole in grado di segnalare la presenza di vita, passata, o attuale».