L'urlo dei vigili "Sono vivi!" Trovati dieci dei dispersi In salvo i bimbi

La gioia dopo aver scavato per 42 ore ininterrotte. Le ricerche proseguono. In cerca di altri superstiti

Un buco scavato nel ghiaccio. Per 42 lunghissime ore una botola verso il nulla. Poi quel cunicolo stretto e buio comincia a pulsare. Issano su un bambino, i vigili del fuoco lo abbracciano, lo riempiono di buffetti, fuori tutti applaudono. È Gianflippo, uno dei due figli di Giampiero Parete, il cuoco già miracolato per i fatti suoi che era uscito dall'albergo per prendere in macchina un'aspirina. Gianfilippo fa un cenno impercettibile con la testa: si capisce che sta bene. Ce l'ha fatta e non è il solo. Negli stessi istanti estraggono anche la madre, la signora Adriana: era rannicchiata con Gianfilippo e altre quattro persone dalle parti della cucina dell'albergo, fra il biliardo e il bar. Pure lei è sopravvissuta, ma una madre non può mai smettere di essere mamma. Si volta, disperata, si protende come la Maddalena di Masaccio, le dita affusolate, i lunghi capelli, verso quell'inghiottitoio e grida: «Là c'è mia figlia». È sfinita, la adagiano su una barella, ma continua a fornire indicazioni: Ludovica dovrebbe essere bloccata in un locale adiacente a quello in cui avevano trovato riparo la madre e il fratello.

Si sente il rumore delle motoseghe che si aprono un varco, poi le pale degli elicotteri, il frastuono è indescrivibile ma l'euforia copre tutto. Diceva Chesterton che la cosa più incredibile dei miracoli è che qualche volta accadono. Qui i miracoli vanno in replica: uno, due, tre e avanti con una conta che ha dell'incredibile. E sbalordisce per primi i soccorritori che non ci speravano più.

Pareva impossibile che qualcuno fosse scampato alla furia distruttrice. La valanga, innescata dal terremoto, aveva fauci lunghe trecento metri. Ha distrutto un bosco, poi è piombata sull'hotel Rigopiano facendolo a pezzi, come si può vedere dalle immagini e dai video che circolano in rete. Lo stesso albergo, sventrato e devastato, è stato spostato di peso di circa dieci metri. No, nessuno poteva immaginare che qualcuno si fosse salvato. Invece alle 11 del mattino, dopo una notte, un giorno e un'altra notte di ricerche affannose, un filo di fumo calamita le divise che lavorano sul rudere. Arriva dal solaio delle cucine ma per i tecnici, quale che sia la sua origine, è un filo d'Arianna. Si fanno diverse ipotesi: forse è il segnale che là sotto qualcuno ha acceso un fuoco, forse no, ma che importa. Si scava ancora più freneticamente, poi via radio partono le comunicazioni: «Sono vivi. Ci servono coperte e elicotteri». I vigili del fuoco che ricevono la notizia forse non ci credono, ma dall'altra parte la voce insiste: «Confermo. Sono vivi». Sei persone. Poi sette, otto, nove e dieci.

La speranza che era morta quasi subito, sotto la montagna di neve e il gelo spaventoso, si riaccende come un fuocherello sempre più robusto. Il miracolo ha la faccia di Edoardo, il piccolo di Loreto Aprutino in ferie nel resort con i genitori. Poi tocca ad Adriana e Gianfilippo. Leggera ipotermia. Disidratazione, niente di grave. Li portano in ospedale a Pescara dove c'è il marito di lei, ricoverato dopo aver resistito per ore in macchina con Fabio Salzetta. Il manutentore della struttura. Era nel vano caldaia. Dicono che l'abbia protetto un parapetto di cemento armato. Eco, i dettagli possono aiutare a capire. Il gruppo di Adriana e Gianfilippo si sarebbe salvato perché in quello spazio si era formata una bolla d'aria. Non solo, la neve ha creato una sorta di effetto igloo: temperature meno rigide rispetto all'esterno. Il resto l'hanno fatto gli abiti pesanti, che molti indossavano perché erano pronti per partire con le valigie in mano, e il fatto di non essere a diretto contatto con il ghiaccio. Parete che vede riapparire dall'oltretomba i congiunti, è di nuovo con Adriana e Gianfilippo e tutti e tre fanno il tifo per Ludovica. Un secondo gruppo di superstiti viene individuato in uno spazio contiguo al primo. Si stabilisce un contatto. E si avanti. Finanzieri. Vigili del fuoco. Polizia. Carabinieri. Elicotteri. C'è di tutto e tutti danno una mano. Alle cinque del pomeriggio Salzetta, che conosce l'hotel come casa sua, non è in un letto al caldo ma sul piazzale a dare dritte ai soccorritori. Ci sono tre cani che fiutano le tracce: nel silenzio generale avevano captato la vita già giovedì, ma la notizia, fragilissima, era rimasta blindata. C'è il maresciallo delle Fiamme gialle Lorenzo Gagliardi, l'eroe con gli sci nella tormenta, il primo a raggiungere il Rigopiano, che annuncia al Giornale: «Abbiamo appena trovato reggiseni e mutande nella zona della Spa. Adesso concentriamo le forze in quell'area perché siamo convinti che marito e moglie siano là». Sotto una crosta durissima, in uno scenario che ricorda l'epopea delle esplorazioni polari. Il maresciallo Alberto Erriu monta una complessa apparecchiatura: «Ci serve per rilevare le presenza dei cellulari. Manca ancora un pezzo, solo che gli elicotteri per via della nebbia non possono alzarsi in volo e allora lo devono portare in macchina».

Speranza. Commozione. Adrenalina. Ma anche una terribile roulette fra la vita e la morte. Con uno spazio enorme per l'incertezza. Chi sono quelli che lottano per uscire dalla bara di ghiaccio? I parenti cercano liste che nessuno ha e sanno che ogni momento può essere quello buono per conoscere la verità: dolcissima o ancora più amara di quella che immaginavano. Alle otto della sera i conteggi vengono aggiornati: cinque persone, fra cui quattro bambini, sono fuori dalla buca, al sicuro. Altre cinque, Giampaolo Matrone, Giorgia Galassi, Vincenzo Forti, Francesca Bronzi e Edoardo Di Carlo, sono in attesa degli aiuti che battono la struttura in dieci-dodici punti diversi. Il Rigopiano era antisismico: una chance in più, ancora per qualche ora. Ludovica è in viaggio verso l'ospedale di Pescara e completa il prodigio seriale dei Parete. Altri piangono i loro morti, come il capo dei camerieri Alessandro Giancaterino e il suo collega Gabriele D'Angelo. Molti attendono.

Commenti
Ritratto di Adriano Romaldi

Adriano Romaldi

Sab, 21/01/2017 - 11:26

Se fosse vero un Romanzo non sarebbe stato altrettanto emozionante e struggente. Quando ho appreso la notizia della valanga di neve contro l'Albergo ho subito pensato che forse non tutto era perduto e che sarebbe bastata una bolla d'aria per far ritornare alla luce ciò che sembrava sprofondato nello scéòl; la Speranza in Dio che solo dona la vita. Si, l'acqua, la terra, l'aria e il fuoco sono simboli di vita ma anche di morte; Sant'Antonio Abate tu hai compiuto dei miracoli ma la Gente non se ne avvede. Shalòm.