M5S e il nodo rimborsi: non restituisce il 25% dei parlamentari

Il capo politico del M5S ha annunciato che si procederà a un piano di tre fasi che punta a contrastare chi non è in regola con le restituzioni. Prima una lettera, poi la citazione in tribunale e, nei casi estremi, il pignoramento

Molti deputati e senatori pentastellati sono fermi a marzo 2019 con la restituzione di stipendi e rimborsi parlamentari. Come si può notare da tirendiconto.it, il sito che rendiconta le spese dei grillini, è una quantità elevata di politici che rischia l’espulsione. L’elenco è aggiornato al 31 agosto 2019 e fa riferimento ai contributi di importo superiore a 500 euro.

Come riporta Il Messaggero, si tratta di un parlamentare su quattro e così Luigi Di Maio ha deciso di passare alle maniere dure con i morosi. Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha stabilito che si arriverà fino al pignoramento per coloro che non sono in regola con quanto sottoscritto al momento della candidatura. Così il ministro degli Esteri avrebbe redatto un piano strutturato in tre fasi insieme allo staff legale del Movimento. In un primo momento, verrà inviata una lettera bonaria a chi è inadempiente con le restituzioni, poi una citazione in tribunale e infine una richiesta di pignoramento. Questo sistema sarà valido anche per chi ha lasciato il partito passando a un’altra forza politica. Ai transfughi, però, verrò richiesto anche di continuare a versare il minimo sindacale mensile, ovvero 2 mila euro, fino al termine della legislatura.

Della grossa cifra di denaro mancante non fa parte la quota di 300 euro che deputati e senatori sono obbligati a versare tutti i mesi alla piattaforma Rousseau. Anche in questo caso sarebbero molti a tirarsi fuori da questa cifra. Un mese fa una mail ricordava agli inadempienti che, in caso di voto anticipato, chi non avesse provveduto al versamento non sarebbe stato ricandidato. Evitata l’eventualità delle elezioni, la situazioni non sembra essere cambiata.

Commenti
Ritratto di venividi

venividi

Ven, 11/10/2019 - 19:01

a me non pare legale che dei pubblici dipendenti - come credo lo siano deputati e senatori - siano obbligati a fare versamenti un ente privato, cioè il partito o quello che è con i soldi delle nostre tasse. E poi, anche se pagassero se la sognano la poltroncina nella prossima legislatura, i 5* saranno ridotti male, molto male