Macron vincente. Ma nei guai

Ha già un suo ministro indagato per frode, un altro quasi

Francesco De Remigis

En Marche! grande favorito. Stando agli ultimi sondaggi, infatti, il nuovo partito del presidente francese, Emmanuel Macron alleato con i centristi di MoDem, vincerà le elezioni legislative di giugno con il 29,55% dei voti. Ma due affaire scuotono l'Eliseo in appena due settimane di mandato. Macron si ritrova con un ministro indagato per frode e un altro sotto la lente d'ingrandimento dei media per presunti favoritismi alla compagna e per l'impiego del figlio in Parlamento. Tanto aveva fatto per vantare un esecutivo «pulito», chiedendo alla Corte dei conti e all'authority di controllare i papabili ministri prima di formare il governo. Non è bastato. Una settimana fa il settimanale Canard Enchainé rivelava che il responsabile della Coesione territoriale, l'ex socialista Richard Ferrand diventato segretario generale di En Marche e poi ministro, avrebbe preso una decisione «clientelare» in favore della moglie nel 2012, quando dirigeva la società privata« Mutuelles de Bretagne». Il premier Philippe ripete da giorni che «l'onestà di Ferrand non è in questione». Ma se le accuse del Canard e di Le Monde non hanno messo la procura nelle condizioni di aprire un'inchiesta, il quotidiano Le Parisien ieri ha rivelato l'esistenza di un fascicolo per frode e appropriazione indebita a carico della ministra per gli Affari europei Marielle de Sarnez.

Un'inchiesta preliminare aperta il 22 marzo in cui figurano con lei anche altri 18 eurodeputati (anche repubblicani e socialisti) generata dalla denuncia di Sophie Montel, eurodeputata del Front National già indagata per impieghi fittizi agli assistenti parlamentari a Strasburgo. Il 14 marzo è lei che invia al procuratore di Parigi Francois Molins e all'ufficio europeo antifrode (Olaf) un memorandum con nomi e cognomi. Obiettivo: dimostrare che la pratica di usare collaboratori stipendiati in sede europea era prassi francese (mentre solo sui lepenisti piovve l'accusa in piena campagna per l'Eliseo). La vendetta del Fn ha aperto un vaso di pandora secondo cui molti assistenti parlamentari a Strasburgo lavoravano invece a Parigi per i rispettivi partiti. La ministra de Sarnez dice di «aver rispettato il regolamento del Parlamento europeo». La sua ex collaboratrice Philippine Laniesse guida intanto il suo ufficio stampa al ministero. En Marche pretendeva di dare lezioni: moralizzazione della vita pubblica era ed è il mantra di Macron. Ma il testo del governo per trasformare le sue parole in legge è già slittato dal 7 al 14 giugno. Impegni internazionali e Vladimir Putin in casa hanno permesso a Macron di temporeggiare sui due ministri. Ma a pochi giorni dalle elezioni politiche dell'11 e del 18 giugno, molti chiedono che si esprima. Intanto il ministro della Giustizia François Bayrou, silente sul caso Ferrand, in qualità di grande sponsor della Sarnez ha irritato la magistratura rilanciando su Twitter il comunicato in cui la ministra accusa di calunnia i lepenisti difendosi dalle accuse. Mentre Ferrand si difende parlando di «sospetti infondati».