Mai a tavola, spento di notte. Bimbi liberi da smartphone (con l'esempio dei genitori)

Ecco come provare a preservare i più piccoli dall'abuso di tecnologia. Non dimenticando che ci osservano

I buoi sono ormai scappati. Inutile, adesso, chiudere il recinto. E poco importa se, nel nostro caso, i «buoi» abbiano in realtà l'espressione di cuccioli umani estremamente intelligenti (o no?), estremamente social (o no?), estremamente connessi (o no?). Parliamo dei nativi digitali: una baby generazione «superiore» (ma a chi?) che però in tanti considerano «a rischio». E tra i «tanti» non ci sono solo genitori preoccupati, ma anche azionisti «pentiti» della Apple e di altre big della Silicon Valley che stanno all'industria tech come Ronaldo sta alla fabbrica dei Palloni d'oro. Due grandi investitori della compagnia fondata da Steve Jobs - il fondo Jana Partners e il California State Teachers ' Retirement System - hanno scritto a Cupertino. Una lettera piena di parole allarmanti come «depressione» e, addirittura, «suicidio». La colpa? L'uso «sconsiderato e/o patologico» dell'irrinunciabile smartphone. Gli autori dello scritto, morsi dalla coscienza, gliele cantano a Tim Cook, che guida Apple dal 2011: «Devi proteggere i bambini dai tuoi strumenti». In che modo? «Fornendo nuove opzioni di controllo ai genitori e sensibilizzando i giovani a un utilizzo meno dannoso del telefonino». Già, i «danni». «Importanti studi internazionali - spiega al Giornale la psicanalista Vera Slepoj - dimostrano come un'altissima percentuale di giovani soffra di problemi emotivi e di concentrazione per l'eccessivo uso di apparecchi digitali».

«Ci hanno reso schiavi dei telefoni e ora hanno la responsabilità di aiutarci a monitorare e gestire queste dipendenze, fornendoci strumenti adeguati», ha twittato da Tony Fadell, nel team che ha lavorato al primo iPhone e uno dei principali inventori dell'iPod. Per Fadell siamo dinanzi «a una dipendenza che causa la morte alla guida di 9 persone ogni giorno e mille feriti». E non è che il mondo degli adulti abbia granché da insegnare a quello degli adolescenti, se è vero che le statistiche di Time To Log Off (movimento per il digital detox) indicano che gli adulti trascorrono sugli schermi digitali 9 ore al giorno (due in più rispetto agli «under 16») e che il 40% degli «over 30» ha controllato Facebook e social negli ultimi 10 minuti. Per ora la Apple, forte di una valutazione di mercato di circa 900 miliardi, non ha preso una posizione ufficiale, ma è probabile che lo faccia non appena capirà che un'inversione di rotta sul fronte del «rischio dipendenza infantile» potrà avere anche dei ritorni in termini di nuovi asset finanziari. Zuckerberg, da parte sua, si è intanto impegnato a «correggere Facebook». Di certo, una stagione di proibizionismo digitale sarebbe illogica oltre che anacronistica. Prendere delle contromisure invece si può, anzi di deve. Sul web i vademecum si sprecano, fra trasfusioni di buon senso ed endovene di banalità. Lo smartphone se lo conosci - visto che non puoi evitarlo - almeno lo puoi ridimensionare. Prendete nota del decalogo salva-bimbi: 1) lo smarthphone si condivide con mamma e papà; 2) si usa soltanto quando serve; 3) non si usa a tavola, non si leggono messaggi mentre qualcuno parla, si spegne di notte; 4) il bambino va educato all'uso di Internet; 5) non si prende in giro o si parla male dei compagni su WhatsApp o sui social; 6) non si leggono i messaggi di nascosto ma si chiede di leggerli insieme; 7) almeno fino a 12 anni il bambino va tenuto sotto controllo; 8) mamma e papà devono dare il buon esempio, almeno nel tempo dedicato ai figli; 9) lo smartphone distrae, mentre si fanno i compiti va spento; 10) insegnare ai bambini a esprimere le emozioni non soltanto con gli emoticon.

Basterà a far rientrare i «buoi» nel recinto della realtà?