Di Maio ora sembra Mao: "Banca nazionalizzata". Tria già sulle barricate

Il vicepremier: «Se ci mettiamo i soldi diventa pubblica». Il ministro: «No, meglio il mercato»

Il socialismo è vivo più che mai. Parola di Luigi Di Maio-Tse Tung, il nuovo «grande timoniere». Il decreto per garantire le emissioni obbligazionarie di Banca Carige nonché una sua eventuale ricapitalizzazione precauzionale, infatti, è stato interpretato dal capo politico pentastellato come il prodromo alla nazionalizzazione dell'istituto ligure. E proprio come Mao, quando diede inizio alla statalizzazione dell'economia, Di Maio intende discriminare tra buoni e cattivi, tra «capitalisti burocrati» e «capitalisti patrioti».

«Non è un salvataggio, è una nazionalizzazione; la regola è una: se lo Stato mette i soldi in una banca, quella banca diventa dello Stato e comunque per ora non ci abbiamo messo un euro», ha spiegato ieri al Fatto quotidiano (che sta a M5s come il Renmin Ribao sta al Pcc). «Di certo non la ripuliremo per venderla, e non faremo favori a qualche azionista che si è rifiutato di ricapitalizzare», ha aggiunto. Poiché grande è la confusione sotto il cielo e militanti e attivisti pentastellati rischiano di cadere nella trappola della disinformatija, il vicepremier ieri ha ribadito il concetto. «Carige pubblica sarà banca d'investimento dello Stato; se lo Stato dovesse ricapitalizzarla, lo farà per diventarne il proprietario: o si nazionalizza o non si mette in euro», ha chiosato.

Che fosse la collettività a dover pagare questo era chiaro sin dall'inizio, ciò che era meno chiaro è che non si tratta di un intervento stabilizzatore del sistema bancario, ma di una statalizzazione. Se Carige fosse nazionalizzata, «la cominciamo a usare per dare crediti alle imprese in difficoltà, per migliorare i mutui alle famiglie, per aiutare i giovani grazie a una banca che comincia a fare la banca d'investimento dello Stato». Occorrerà vedere se Commissione Ue e Bce concorderanno, visto che i salvataggi bancari incidono su deficit e debito di uno Stato sotto osservazione. L'Italia è stata già penalizzata per la risoluzione di Veneto Banca e PopVicenza che, secondo Bruxelles, costò uno 0,6% di maggior debito/Pil (e non lo 0,3% previsto da Roma), motivo per il quale fu chiesta una manovra correttiva a metà 2018. Ecco perché il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha ribadito che la nazionalizzazione sarebbe «temporanea» e che «la soluzione preferibile sarebbe quella di mercato».

Il vero problema è che - come accaduto di recente per la legge di Bilancio - Tria è messo «in minoranza» dalla politica. La Lega, infatti, pare essere d'accordo con M5s. «L'obiettivo è salvare Carige sotto lo Stato: se ci saranno utili, ci guadagnerà lo Stato», ha affermato l'altro vicepremier Matteo Salvini, mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato che la nazionalizzazione «è possibilità concreta».

Rafforzato nelle proprie convinzioni, Di Maio-Tse Tung ha già convocato il «tribunale del popolo». «Nelle prossime ore scriveremo al commissario straordinario di Banca Carige per chiedere gli elenchi dei debitori, li pubblicheremo e vogliamo vedere se ci sono legami particolari dei manager di questi anni», ha aggiunto promettendo che «saranno puniti i banchieri» e che entro fine mese sarà istituita una nuova commissione d'inchiesta «con Gianluigi Paragone presidente e la prima a essere audita sarà la Banca d'Italia, «l'altro ente che doveva sorvegliare». Con Di Maio-Tse Tung l'avvenire si annuncia «radioso».

Commenti

flip

Gio, 10/01/2019 - 11:11

a chi serve la Carige? ouoi solo cercare di vendere,al meglio, gli sportelli.