Di Maio punta i piedi sul Mes. Palazzo Chigi pronto a congelare il salva-Stati

Lunedì il presidente del Consiglio affronterà il nodo del Mes. Palazzo Chigi potrebbe decidere di non firmare il trattato e chiedere un rinvio all'Europa

La maggioranza del Conte bis sta vacillando. O almeno è questa l'impressione che ha dato in queste ultime settimane, in cui tra i partiti di maggioranza è una lite continua: dal Mes alla prescrizione, dalle regionali alla Fondazione Open è una continua battaglia.

Ma a Palazzo Chigi sembrano essere convinti che "il governo reggerà" e anche la data del 26 gennaio, giorno in cui si voterà per le Regionali in Emilia Romagna e Calabria, non sembra fare così tanta paura all'esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Il premier, infatti, durante un punto stampa in Ghana, ha lanciato un messaggio chiaro: "Non vedo l'ora che si approvi la Manovra per dare un nuovo impulso e rilancio all'azione di governo", ha spiegato Conte. E immediata è arrivata l'approvazione di Nicola Zingaretti, leader del Pd, che ha commentato su Twitter: "Bene Giuseppe Conte. Rilancio dell'azione di Governo a partire da una visone condivisa del futuro. Questo l'Italia si aspetta. Il Pd è pronto!".

La tenuta del governo potrebbe dipendere dalla volontà dei parlamentari della maggioranza di non andare alle urne anticipatamente. La prima verifica sul possibile cambio di clima all'interno dell'esecutivo si avrà lunedì, quando il presidente del Consiglio affronterà il nodo del Mes: "Vedrete che ancora una volta verranno spazzate via mezze ricostruzioni, mistificazioni, mezze verità e palesi menzogne", ha annunciato Conte. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, Luigi Di Maio vede il Mes come uno "stritola Stati" e sottolinea la necessità di "migliorare il negoziato difendendo gli interessi dell'Italia. Resta solida la nostra appartenenza ad Euro ed Europa, malgrado ciò se qualcosa non è accettabile va migliorata. E la riforma del Mes si può migliorare". È possibile, secondo il quotidiano, che Conte, per evitare problemi, decida di non firmare il trattato, chiedendo ai vertici europei un rinvio.

Per il Pd si tratterebbe di una "sconfessione", dopo le dichiarazione del ministro Gualtieri, che aveva definito l'accordo "inemendabile". Ma è possibile anche che il partito di Zingaretti decida di chiudere un occhio, pur di garantire la tenuta del governo. La stessa cosa potrebbe accadere sul fronte della giustizia e, in particolare sulla prescrizione, argomento caro ai 5 Stelle, che non sembrano intenzionati a fare passi indietro.

L'intendo di Di Maio sembrerebbe quello di ribadire il suo ruolo di capo di politico, senza però voler spaccare la maggioranza per andare alle urne, una situazione che probabilmente non converrebbe al suo Movimento.

Commenti

michettone

Ven, 29/11/2019 - 11:57

....sarebbe almeno, un desiderio di vederci chiaro! Auspichiamo coscienza e conoscenza di quanto disgraziato possa essere questa iniziativa di due soggetti al governo, nato per litigio tra due partiti, per necessità di salvare stipendi da ventimila ai comunisti ed ai padri del reddito di cittadinanza, creato e votato da elementi mai votati da qualunque elezione politica, richiesta e/o stabilita dai PdR protempore

Altoviti

Ven, 29/11/2019 - 14:39

Perché i tedeschi e i francesi non aumentano le tasse sulle aziende e sui redditi, nei loro paesi per salvare le loro banche e perché non le ristrutturano, invece di farcele aumentare in Italia? Perché mai sarebbe il popolo italiano a dover pagare per delle banche straniere che speculano pure contro il nostro debito pubblico e vengono da noi a fare mercato? perché?????