Il mal di pancia Ncd si sposta su welfare e banche

RomaLe fibrillazioni mattutine per gli ammiccamenti tra il Pd e il Movimento 5 Stelle sulla riforma della Rai. Il terremoto pomeridiano sulla prescrizione, con le forze di governo schierate, l'una contro l'altra armata, su fronti opposti. È una giornata di non ordinaria tensione nei rapporti tra Ncd e Partito democratico. È vero che, come ha dimostrato la vicenda dell'elezione del capo dello Stato, il partito guidato da Angelino Alfano dimostra una non comune capacità di incassare. Ma i colpi inferti dal partito di Matteo Renzi non risultano certo indolori.

Soltanto una settimana fa Roberto Formigoni aveva salutato con entusiasmo la blindatura dell'asse Pd-Ncd. «Le 3 alleanze che Renzi si vantava di avere 15 giorni fa sono crollate, vive solo quella di governo con Ncd. Faccia bene suoi calcoli», il monito dell'ex governatore lombardo. A pochi giorni da quella che appariva come la fotografia di un cambio di passo nei rapporti tra il grande e il piccolo alleato, il partito del premier prima apre a una possibile collaborazione con Beppe Grillo sulla riforma della Rai. Poi in commissione Giustizia della Camera spacca la maggioranza sulla riforma della prescrizione: Area Popolare - Ncd e Udc - si schierano contro la proposta del governo (che a sua volta fa asse con Sel) spiegando che di fatto andrebbe a raddoppiare i termini per prescrivere i reati di corruzione. Alessandro Pagano, capogruppo in commissione, spiega che il rischio è quello di far arrivar la prescrizione a 25-30 anni, scadenza «inammissibile per un Paese civile che deve garantire gli innocenti e una ragionevole durata del processo». E ancora: «Se la commissione ha deciso di mandare a casa il governo se ne prenda atto, in nome di una presunta autonomia se ne fregano delle posizioni della maggioranza». Un affondo durissimo che spinge Maria Elena Boschi e il ministro Andrea Orlando a gettare acqua sul fuoco e a spiegare che arriveranno modifiche al testo in aula a metà marzo.

L'altro fronte caldo è quello dei rapporti tra Pd e Beppe Grillo. Una storia contrastata sulla quale è già fragorosamente inciampato Pier Luigi Bersani e che ora torna ad accendere le fantasie soprattutto della sinistra Pd. Da via del Nazareno arriva la consueta apertura: «Pronti a confrontarci sul merito delle questioni». E puntuale il fuoco di sbarramento di Ncd. «L'apertura a Grillo è un'altra mina della minoranza Pd per destabilizzare il governo?» si chiede la capogruppo di Ap, Nunzia De Girolamo. Ancora più netto è Maurizio Sacconi che agita lo spettro della crisi di governo. «Se si dovesse produrre una maggioranza spuria su temi rilevanti della politica pubblica, come la tv di Stato o il welfare, la conseguenza sarebbe la crisi di governo. Solo i temi eticamente sensibili possono essere sottratti al vincolo di coalizione perché investono la coscienza delle persone». Come se non bastasse il quaderno delle lamentele comprende anche la questione della trasformazione in spa delle banche popolari su cui i centristi già affilano le armi. Sotto traccia i parlamentari Ncd non nascondono la stanchezza per il «trattamento Renzi»: «Non possiamo sempre fare gli alleati a comando». E c'è anche il nodo Regionali ad acuire i malumori. Presto dovrebbe arrivare il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano con cui blindare l'accordo sulla Campania. Accordo già raggiunto a livello locale, ma che l'intricata matassa veneta rischia di complicare.

Ap contro il nuovo testo che allunga la prescrizione per i reati di corruzione

«Stiamo lavorando, individuata un' ipotesi di accordo», dice il ministro Boschi

La norma passa in commissione Giustizia con il voto contrario Ap, Fi e M5S