La mancia va dosata come una medicina se ne date troppa può diventare veleno

Von Rezzori è l'arte della ricompensa (non dovuta). Da cui non si può sfuggire

L'arte di dare mance, già si sa, sta nel dosaggio. È un po' come con certe medicine: sono salutari se date nella quantità giusta; possono diventare veleno in dosi esagerate. La sicurezza della mano di chi dà si misura sul termometro che marca la stima ottenuta in cambio. La rigida reticenza con la quale è accettata una mancia troppo modesta può essere quasi più penosa del salamelecco non privo di ironia che accompagna il ringraziamento per una mancia troppo munifica. Non c'è mezzo più sicuro di perdere la stima altrui che quando vuoi comprartela. Questo è legato anche al fatto che la gente più modesta ha la tendenza di dare più dei ricchi. Purtroppo un portafoglio pieno suscita più rispetto della generosità. Le mance si danno soprattutto ai cosiddetti domestici, ovvero alle persone il cui compito e la cui specializzazione consisterebbero nel curare il benessere degli altri. Non è il datore di lavoro a ricompensare i domestici con una mancia, ma colui che riceve i loro servigi di seconda mano, per così dire, cioè l'ospite.

Visto che viviamo in un'epoca in cui prevale l'opinione che il benessere di pochi è di ostacolo al benessere di tutti, i domestici nelle case private sono diventati ben rari. Sono rimasti per lo più dove il ricevere e ospitare è un fatto professionale: negli alberghi, ristoranti, bar, clubs e simili. Oltre a questi, sono da considerare «manciabili» i servitori diretti, per così dire: parrucchieri, autisti di piazza, facchini, guardiani di parcheggio, in certi Paesi benedetti dal sole si possono aggiungere alla lista alti funzionari dello Stato e uomini politici. Tra quelli che professionalmente hanno a che fare col benessere altrui, l'entità delle mance ricevute stabilisce una graduatoria che non è fissata né dal genere, né dall'importanza del servizio prestato, ma piuttosto da tradizioni - tradizioni, se si vuole, snobistiche. Nessuno oserà offrire una mancia ad una hostess di una linea aerea che non è certo ben pagata in proporzione alle attenzioni che presta, mentre invece al portiere di un albergo di lusso che si limita a porgerci la chiave con un bel sorriso e che per giunta è strapagato, ci sentiamo in dovere di dare una mancia principesca. Non parliamo dei funzionari dello Stato e degli uomini politici, perché, non essendo più l'Italia un Paese benedetto dal sole, il soggetto è senza interesse.

Che il denaro non puzzi, è un vecchio adagio, non intaccato dall'ipocrisia borghese; modificato semmai nel senso che puzza solo in piccole quantità, mentre una gran massa olezza di rose. Nei Paesi sempre benedetti dal sole, gli alti funzionari dello Stato e gli uomini politici lo sanno bene. Al di sotto del loro livello, una piccola mancia paradossalmente non umilia chi la dà né chi la riceve, mentre una grande non è mai abbastanza grande per glorificare entrambi. Si può evitare quest'odore sospetto del denaro, rimpiazzando la mancia con quello che si chiama un «pensiero» oppure «un regalino». Una scatola di sigari di marca ad un impiegato compiacente oppure dei cioccolatini alla telefonista dell'albergo sono in bilico sul confine indefinito che separa un gesto di gratitudine dalla mancia e dalla piccola corruzione. La grande corruzione si fa con una villa, un panfilo oppure con un pacchetto di azioni. È ovvio che anche il modo in cui si dà la mancia è sottoposto alla delicata arte del dosaggio. Una banconota di grosso taglio schiaffata in una mano non ottiene certo più effetto che un rotolino scivolato con lieve imbarazzo in una tasca. In Inghilterra le mance si danno sempre in una busta.

Nei Paesi benedetti dal sole, spesso anglofili, si parla molto di «bustarelle». La mancia è un'espressione di apprezzamento di servigi che dovrebbero essere prestati in ogni caso, perché sono già rimunerati da uno stipendio oppure già compresi nel conto che si paga, vale a dire: nei Paesi benedetti dal sole, nelle tasse. Insomma, la mancia è una specie di tangente facoltativa alla quale non ci si può sottrarre. Per un saggio dosaggio di questo onorario pagato al di sopra dell'onorario stabilito non si può sempre seguire il modello illustrato nel seguente aneddoto magrebino. Un gran signore si trovava in una città nella quale era sconosciuto. Nello hamam - cioè nel bagno turco - fu trattato abbastanza male dell'inserviente. Nonostante questo gli dà una mancia generosissima. Il giorno dopo l'inserviente Io trattò come un principe. Come mancia questa volta il signore gli dette un enorme calcio nel sedere. «Come mai?!». gridò. «Ieri, per un cattivo servizio, mi avete dato un grande bakshish, mentre oggi, che ho fatto del mio meglio, mi date un calcio!». «Il bakshish di ieri valeva per il trattamento di oggi», rispose il signore. «Il calcio nel sedere vale per il trattamento di ieri». Purtroppo questo principio di giusta distribuzione delle ricompense non è applicabile né nelle cose private né nelle cose pubbliche.

23 luglio 1981