Le manovre della cricca sulla Regione

Oltre agli appalti, le pressioni per evitare che la giunta Zingaretti cadesse

Roma Non solo lo stadio. La cricca di Parnasi era in grado anche di pilotare la politica del Campidoglio e riteneva di poter influenzare la formazione di una maggioranza di governo a livello regionale, come emerge da un'intercettazione dello scorso marzo in cui parlando con una persona vicina al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, si mostra disponibile ad intervenire per non far cadere la giunta messa in pericolo dalla mancanza di maggioranza in consiglio dopo aver saputo che Salvini e la Meloni erano intenzionati a farla saltare. Per questo si offre di poter agganciare Stefano Parisi, con il quale dice di avere un ottimo rapporto. Ieri, tra l'altro, c'è stato un botta e risposta sul coinvolgimento della Regione Lazio, chiamata in causa da Virginia Raggi. La replica: «Noi non coinvolti».

Dalle intercettazioni di sicuro emerge un retroscena della defenestrazione di Cristina Grancio, consigliera grillina che si era distinta per la sua contrarietà al progetto dello stadio giallorosso. Il primo giugno del 2017 Parnasi telefona a Luca Lanzalone per dirgli che doveva incontrare Luca Montuori, assessore all'Urbanistica della Raggi. «Oggi incontro Montuori credo per parlare delle varie questioni sollevate dalla mitica Grancio». Ma l'avvocato genovese taglia corto: «Date ancora retta alla Grancio, gli ho detto anche a Montuori. Adesso io parlo con Luca, già glielo ho detto l'altro giorno, non bisogna andare dietro alle istanze della Grancio e le sue cazzate». Parnasi si lamenta delle spese legali che deve sostenere: «Sai quanto spendo per difendermi dal vincolo del cavolo che hanno messo? 300mila euro, sto incorrendo in spese contro spese ogni mese, per eseguire una procedura che si doveva concludere a marzo e per ragioni che conosciamo adesso speriamo si chiuda ad ottobre, voglio dire cioè che la Grancio dica cose di questo genere perché Berdini (l'ex assessore all'Urbanistica allontanato dal M5s) gliele dice in un orecchio, è una follia». Lanzalone replica così: «L'errore è che Montuori ci va un po' dietro». Ma il manager ex Acea lo tranquillizza: «La Grancio nel conto dei voti noi la diamo già come maggioranza fuori». E di fatti così è andata. Parole che suonano come una rivincita per l'ex grillina, che adesso si aspetta le scuse dai suoi ex colleghi di maggioranza. Sotto inchiesta è finito anche Francesco Prosperetti, il soprintendente speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma il cui intervento è stato determinante per l'archiviazione della richiesta di vincolo sulle tribune dell'ippodromo di Tor di Valle.

Commenti

tonipier

Ven, 15/06/2018 - 09:42

" UNITI DAL LAVAGGIO DEL CERVELLINO DALLA NASCITA SULL'ODIO " degenerazioni sociali propiziate dalla "DOGMATICA COMUNISTA" In realtà nei tentativi di applicazione che ne sono stati fatti, la dogmatica comunista e le elaborazioni che essa ha reso possibili, si sono rilevate foriere dello sviluppo e della diffusione di tendenze espresse nella cosidetta psicologia del " tutto diritti e niente "DOVERI", di concezioni che propiziano e forgiano l'uomo proclivi ad eludere l'adempimento dei doveri civici e sociali, a ricercare le oasi o gli spazi della infingardaggine o del vizio, ad escogitare la realizzazione o l'accaparramento delle posizioni di maggiore parassitismo.

audionova

Ven, 15/06/2018 - 10:36

e via con la melma.

Duka

Ven, 15/06/2018 - 10:43

CRICCA O BANDA ?

DRAGONI

Ven, 15/06/2018 - 11:00

IN GALERA E PRIVATI" A VITA"NATURAL DURANTE DELLA POSSIBILITA' DI AVERE RAPPORTI DIRETTI ED INDIRETTI CON LE ISTITUZIONI DELLA REPUBBLICA!!