Marino perde pure il vice nei guai per Mafia Capitale

Il vendoliano Nieri finisce nelle carte dell'inchiesta come referente di Buzzi «Io usato per attaccare il Campidoglio». Marchini: «Via il primo cittadino»

RomaCrolla un altro pezzo del Campidoglio di Ignazio Marino. E che pezzo. A dimettersi, stavolta, è il suo vice, Luigi Nieri di Sel. Più volte difeso a spada tratta dal primo cittadino da quando il suo nome è rimbalzato sulle carte di «Mondo di Mezzo» e nelle intercettazioni, ieri il vicesindaco ha detto basta. «Mi dimetto per non lasciare alibi a chi usa me per attaccare l'amministrazione di Roma», ha scritto sul suo sito web, rivendicando solo a sé stesso la decisione del «passo indietro» fatto. Che spinge l'ex candidato sindaco Alfio Marchini a chiedere a Marino di imitare l'«atto di dignità politica» di Nieri e dimettersi pure lui, «liberando» Roma.

Eppure ieri mattina il vicesindaco non parlava affatto da dimissionario, presenziando allo sfalcio delle erbacce accanto a Marino. Poche ore appena e ha deciso di sfalciare se stesso, sfilandosi dalla giunta. Nella polemica lettera d'addio, Nieri sostiene d'essere al centro di un «tritacarne mediatico» azionato da «poteri forti» che «ricicla» vecchie intercettazioni che riguardano lui - «mai sfiorato» dalle indagini - solo per destabilizzare la giunta Marino. Il riferimento è all'ultima carta che lo tira in ballo. Nieri, anche se non indagato, era già finito tra gli atti dell'inchiesta «Mondo di Mezzo», con intercettazioni e informative del Ros che rimarcavano il suo legame con il boss della coop «29 giugno» - e alter ego di Carminati al vertice di Mafia Capitale - Salvatore Buzzi. Ieri, poi, il Messaggero ha pubblicato il paragrafo che la relazione della commissione d'accesso che ha lavorato in Campidoglio per sei mesi ha dedicato al vicesindaco Nieri, rimarcandone il «rapporto fiduciario» con il capo della coop 29 giugno Buzzi e la «disponibilità» dimostrata nei suoi confronti e, di conseguenza, nei confronti del «sodalizio» di Mafia Capitale in occasione dei tentativi di Buzzi di mettere una persona gradita al posto della «poco disponibile» dirigente del V dipartimento Gabriella Acerbi.

Quella vicenda, e le intercettazioni che la raccontano, erano in effetti di pubblico dominio fin dal 3 dicembre (Celebre la chiacchierata tra Buzzi, che chiede «dacce 'na mano», e Nieri, che risponde «come no? Assolutamente, va bene? Poi ce vediamo pure...»). Ma a riciclarla, e Nieri dovrebbe saperlo, non sono stati i giornali, bensì il prefetto Marilisa Magno, il viceprefetto Enza Caporale e il dirigente del Mef Massimiliano Bardani. Ossia i tre componenti della commissione d'accesso che, nel valutare se ci fossero o meno le condizioni per richiedere il commissariamento per mafia del Campidoglio, ha scelto di rimarcare, tra gli altri, anche quell'episodio. E l'ha cristallizzato all'interno della relazione presentata a giugno al prefetto di Roma, Franco Gabrielli. Che ieri ha rivendicato di aver mantenuto sul documento, «finché è stato nelle mie mani», un riserbo assoluto. Riserbo che giovava al Campidoglio, ma che è stato violato nell'ultima settimana, quando dossier e parere del prefetto sono partiti in direzione Viminale, perché è ad Alfano che spetta l'ultima parola. Certo, Nieri ha ragione: non è indagato. Ma contro di lui non ci sono solo articoli di giornale. Prima il Ros nelle informative, poi i pm nella richiesta di arresto, quindi il gip nell'ordinanza che a dicembre ha scoperchiato il «Mondo di Mezzo» e, infine, la commissione d'accesso nel suo dossier, hanno tutti scelto di riportare quei riferimenti al rapporto tra lui, il vicesindaco, e Buzzi, il ras della coop.