Matteo all'attacco delle poltrone "nemiche". Ora tremano Toninelli, Trenta e Bonafede

Il Capitano pretende di sminare i ministeri chiave. Patuanelli verso il Mit

Scatenare una crisi per liberare ministeri. Mettere all'angolo il M5s per favorire un avvicendamento in quei dicasteri che per la Lega e per Matteo Salvini sono finiti nella palude. L'esito della giornata più drammatica, da quando si è insediato il governo gialloverde, potrebbe portare al rimpasto che più volte sia M5s e Lega hanno detto di non volere, ma che in segreto da mesi non fanno altro che accarezzare. Luigi Di Maio è il primo ad accettare l'allontanamento del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che ieri, nell'infuriare della tempesta, si è reso protagonista prima di un'intervista ritenuta dai leghisti surreale, («Salvini è un nano sulle spalle di giganti che lavorano») e subito dopo di un post su Facebook a limiti del visionario: «Avanti così, passo dopo passo».

Di Maio, che tuttavia non vuole perdere il controllo politico di quel ministero, propone da settimane, a Salvini, due nomi che potrebbero garantire lo sblocco dei cantieri e maggiore responsabilità. Si tratta di Stefano Patuanelli, attuale capogruppo al Senato del M5s e ingegnere edile che in passato, sul blog, aveva perfino dichiarato riguardo alla Tav: «Ha ragione Edoardo Rixi quando dice che la valutazione è di natura politica». L'altro nome finora circolato meno, ma ritenuto altrettanto affidabile, anche dai leghisti, è quello di Stefano Buffagni, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Tra i ministeri da sminare, secondo Salvini, c'è quello della Giustizia occupato da Alfonso Bonafede con cui ha ingaggiato le sue ultime polemiche. L'opinione del vicepremier è chiara, ancora di più dopo aver ascoltato le parti sociali che hanno bocciato la riforma della giustizia. La prima scelta è ovviamente la più competente dei leghisti, vale a dire Giulia Bongiorno. Ma particolarmente stimato e pronto per essere valorizzato potrebbe essere Jacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia, che ha dato finora buona prova di mediazione anche con i magistrati. Altra carta potrebbe essere rappresentata dal vice di Salvini al Viminale, per molti indicato come il vero ministro dell'Interno. È Nicola Molteni e in questo caso si tratta solo di capire se Salvini è pronto a fare a meno di lui. Ci sono altri ministri che per operato, ma forse a causa più delle loro uscite, hanno irritato la Lega.

La Difesa è uno di questi. Più volte ostile a Salvini tanto da litigarci sui social, il posto di Elisabetta Trenta potrebbe essere preso da un dirigente leghista di lungo corso e attuale sottosegretario alla Difesa come Raffaele Volpi. Tra gli outsider leghisti che scalpitano c'è anche il vicesegretario della Lega, Andrea Crippa. La sua giovane età potrebbe essere l'unico ostacolo, ma anche il primo dei meriti. A ballare c'è però anche il ministro dell'Economia, Giovanni Tria. Salvini gli chiede da tempo di trovare le coperture per una manovra coraggiosa e che non tema di mettere in discussione i vincoli europei. Senza Tria, per un ministero così complesso, Giancarlo Giorgetti, è il più adatto per prenderne il peso. L'alternativa potrebbe rivelarsi Massimo Garavaglia, già viceministro che si vedrebbe promosso e che è uscito vincente da una vicenda giudiziaria che lo ha impensierito in questi mesi. Si ragiona naturalmente sull'incerto, ma una cosa è sicura e riguarda la Lega e Salvini. Hanno iniziato da soci di minoranza di un governo e dopo un anno si sono presi il banco.