May, il giorno più lungo: futuro appeso a un filo La Regina rinvia il discorso

La premier vede i Tory: «Resto fino a quando lo vorrete». Oggi vertice chiave con i nordirlandesi

Londra Theresa May sopravvive al confronto con i suoi parlamentari, ma il suo futuro politico rimane appeso ad un filo. «Io vi ho messo in questo pasticcio e io vi tirerò fuori» ha detto ieri la premier britannica alla Commissione parlamentare 1922 che riunisce i deputati più autorevoli del suo partito - e ha praticamente rimesso a loro il proprio mandato dicendo di essere disponibile «fino a quando lo vorrete». Il primo ministro è apparsa genuinamente contrita ma non in ginocchio e, a leggere alcuni commenti via Twitter dei parlamentari, il suo discorso è risultato efficace e convincente. Assumendosi ogni responsabilità per aver indetto delle elezioni anticipate che hanno fatto precipitare il partito nel caos, la May è riuscita comunque a convincere i colleghi che al momento rimane il miglior primo ministro possibile anche se la situazione resta molto critica. Sempre ieri si è saputo che il discorso della Regina sul programma di governo che avrebbe dovuto aver luogo lunedì prossimo è stato rimandato a data da destinarsi e la cosa è stata vista come un sintomo del grave stato d'incertezza in cui si trova il governo faticosamente formato dalla May.

I laburisti di Jeremy Corbyn hanno dichiarato che il ritardo nel discorso della Regina mostra che l'esecutivo è nel caos più completo mentre la leader scozzese Nicola Sturgeon ha aggiunto che la decisione fa sorgere dei dubbi sulla capacità del primo ministro di gestire un governo realmente efficiente. Nel frattempo i nuovi ministri e quelli riconfermati fanno quadrato attorno alla May. In un'intervista radiofonica mattutina alla Bbc il ministro per la Brexit David Davis ha dichiarato che «è ora di tornare al lavoro» anche se probabilmente il primo round di colloqui previsto a Bruxelles per la prossima settimana verrà anch'esso rimandato. Si tratta comunque solo di una questione logistica, nulla di più, il punto di vista del governo su Brexit è sempre lo stesso. E Davis ha anche confermato che rimane una delle opzioni anche l'uscita dall'Europa in assenza di un accordo. «Non è quello che vogliamo naturalmente - ha chiarito Davis - ma come governo responsabile dobbiamo prendere in considerazione e lavorare anche su questa ipotesi».

Intanto proseguono i colloqui con il Partito unionista democratico nordirlandese sul quale May conta per avere la maggioranza assoluta in Parlamento. Oggi, il primo ministro incontrerà la leader del Dup Arlene Foster e le due sperano di chiudere l'accordo già nelle prossime ore. Sul tavolo non pochi argomenti controversi tra i quali anche la posizione irlandese rispetto all'Europa. È molto probabile infatti che gli irlandesi del Nord spingano per mantenersi all'interno dell'unione doganale.

Rimangono poi le divisioni su temi sociali come il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'aborto, ma i Conservatori hanno già dichiarato che non saranno un problema ai fini dell'accordo e la stessa May ha dichiarato ieri che gli Unionisti non avranno il diritto di veto sulle questioni fondamentali. Per il leader liberaldemocratico Tim Farron un governo «May-Dup» è «un'umiliazione bruciante per la leader conservatrice». «È la situazione più imbarazzante che un primo ministro possa affrontare. Attualmente non può neppure annunciare la sua agenda perché non sa a che cosa va incontro» ha dichiarato ieri tagliente. Oggi, subito dopo l'incontro con la Foster, May volerà a Parigi per un incontro bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron prima dell'amichevole di calcio Francia-Inghilterra.