La meningite fa paura ma è psicosi infondata

Centri vaccinazione e farmacie prese d'assalto. Gli esperti tranquillizzano: "Nessun pericolo"

Roma - Centri di vaccinazione presi d'assalto da mamme in ansia con prole al seguito. Farmacie sprovviste del siero anche a pagamento. Medici di famiglia assillati dalle richieste di informazioni su quali tipi di vaccino sarebbe meglio eseguire.

La psicosi da meningite è al culmine dopo gli ultimi decessi registrati in Italia ma il ministero della Salute invita alla calma ed assicura che non esiste alcun pericolo di epidemia. Vaccinarsi va bene ma non è necessario farlo nelle prossime 24 ore perché non ci troviamo in una situazione di emergenza. A rassicurare i cittadini interviene il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi.

«Nelle ultime settimane le richieste del vaccino anti-meningococcico sono quintuplicate - spiega Ricciardi- Ma deve essere chiaro che non c'è un'emergenza meningite in Italia». L'esperto sottolinea che solo in Toscana ci sono due aree «da tenere sotto controllo» mentre in generale sul nostro territorio i casi di meningite batterica «non sono aumentati rispetto al passato». Si tratta dunque di casi sporadici, aggiunge Ricciardi «che non devono portare a una corsa al vaccino irrazionale: sono arrivati a chiederlo anche gli anziani, trascurando invece la vaccinazione anti-influenza e anti-pneumococco» che negli anziani è più utile, insiste l'esperto.

Ma quali sono le categorie da considerare a rischio per la meninigite? La priorità va ai bambini nati prima del 2012 non ancora vaccinati e ai più piccoli non ancora immunizzati. Gli adolescenti che hanno eseguito il vaccino da piccoli dovrebbero fare una dose di richiamo. Per loro e per i giovani adulti è consigliato il vaccino quadrivalente (A, C, W e Y), che protegge contro forme che si possono trovare all'estero.

Il ministero informa che nel 2016 sono stati segnalati 178 casi di meningite da meningococco. I casi risultano in lieve aumento rispetto al triennio 2012-14, ma in diminuzione rispetto al 2015. Il numero totale dei casi di meningite, dovuti, quindi, anche agli altri germi indicati, è passato da 1.479 nel 2014, a 1.815 nel 2015 e a 1.376 nel 2016, quindi con una discreta diminuzione rispetto al biennio passato. La meningite poi è letale soltanto nel 10 per cento dei casi dovuti a pneumococco (98 deceduti su 940 pazienti nel 2016) e di circa nel 12 per i casi da meningococco (21 su 178 pazienti), che aumenta al 23 nel caso in cui il ceppo di meningococco sia il C (13 su 51 pazienti).

È proprio il meningococco di tipo C, il più letale. Ma le cifre fornite dal ministero della Salute dicono che ha causato «soltanto» 36 decessi negli ultimi quattro anni, in una popolazione di quasi 65 milioni di persone. Considerando tutti i ceppi di meningococco che danno la meningite, non si supera il 10 per cento della letalità nella media. Sono stati registrati 711 casi nel quadriennio (178 nel 2016) e 77 decessi registrati complessivamente (17 nel 2016). Se si considera l'intero quadriennio analizzato (dal 2013 al 2016) si contano 629 decessi per meningite da qualsiasi causa, a fronte di 6.786 pazienti diagnosticati.