La Merkel gela la Grecia e costringe Tsipras ai rischi del referendum

La Germania chiude alla proposta di Atene di un accordo in extremis. Il premier greco parla in tv: «Votate no, resteremo nell'euro»

P iù che una partita a scacchi, con mosse e infinite e deleterie contromosse, è andata in scena una scazzottata sull'asse Berlino-Atene. Prima gli attacchi da parte tedesca verso la Grecia, rea di una marcia indietro ormai impossibile: «Non si può tornare allo status quo: siamo in una situazione completamente nuova» osserva il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Poi il riferimento niente affatto velato alla lettera di Tsipras con le ultime controproposte per un accordo in extremis sul salvataggio «non una base per parlare di misure serie». Un altro schiaffo, questa volta in zona Cesarini, in una storia dall'esito non scontato. È come se il fedelmaresciallo della Cancelliera avesse detto: avete acceso il cerino, ora tenetelo fino alla fine.

La risposta? Duplice. Un disperato messaggio tv per ribattere al no di Frau Angela a nuovi aiuti e tanta rabbia popolare per le file ai bancomat. È con questi due stati d'animo che Atene si avvicina al referendum di domenica, nella consapevolezza che mai negli ultimi 5 anni c'è stata così tanta incertezza. Nemmeno nei giorni del primo crac, quando le doppie elezioni del 2012 fecero temere il peggio. «La Grecia resta al tavolo negoziale e nella moneta unica» assicura un tesissimo Alexis Tsipras parlando dopo un vortice di eurocontatti telefonici e scambi di bozze. L'obiettivo è un accordo «con i partner europei, ma che sia sostenibile». Poi la precisazione sul referendum: il no «non significherebbe dire no all'Europa, ma tornare a un'Europa di valori», dice scagliandosi contro la disinformazione che a suo dire avrebbe avvelenato il clima. Rassicura i pensionati dicendo di voler difendere «le pensioni, vogliamo che restino pensioni, non elemosine». Poi la bordata: «Mente chi dice che abbiamo piani per una Grexit, mente chi sostiene che io abbia pronta la dracma: la democrazia non è un colpo di Stato». E infine: «Tutto ciò è inaccettabile in un'Europa di solidarietà. La situazione è precaria. I depositi non verranno persi sull'altare del ricatto».

Poche ore prima la Capitale, invasa da turisti (ma per quanto?), si era svegliata con un'insolita icona: dal balcone dell'ufficio di Yanis Varoufakis al ministero dell'Economia ecco sventolare uno striscione inneggiante al «No». Troppo forte la tentazione dell'estroso professore di marcare ancora un percorso, comunicativo e politico. Ma è il settore del turismo paradossalmente, e nonostante il record di prenotazioni, a far segnare burrasca. Ryanair chiede espressamente ai clienti di acquistare voli in contanti nelle biglietterie negli aeroporti. Il motivo? Come è noto da tre giorni ai greci è inibito l'uso delle carte di credito su internet. Ricalcando in questo modo il precedente di Cipro quando, nel 2013, nell'isola ai cittadini era stato imposto un limite ai prelievi.

Proprio i bancomat, con lunghe e snervanti file, sono diventati plasticamente gli sfogatoi del Paese. «Non si vergognano di giocare con persone anziane e bisognose?» si chiede Vassilis, in coda alla filiale Eurobank di Kato Patissia, quartiere popolare di Atene. La procedura per distribuire i numeri in ordine alfabetico non è andata a buon fine, ci pensa un ragazzino a portare due sgabelli di plastica per far accomodare i più anziani. «Non siamo animali - urla dalle retrovie una signora - che dignità c'è a farci aspettare in coda per prendere 120 euro?». Un'altra si scalda e accusa tutti di «essere dei criminali». Ma con chi ce l'ha? Non lo sa neanche lei, 76enne, che 400 euro di pensione, paga 200 di affitto e a casa ha un mucchio di bollette non pagate. Una confusione totale, che ha fatto comodo ieri a quattro individui di Aspropyrgos, una manciata di chilometri dalla capitale, che hanno svaligiato l'incasso di una società di carburanti. Malloppo da 450mila euro, mentre la Grecia è ufficialmente il primo Paese avanzato a fare default nei confronti del Fmi.

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