«Mettiamo la bomba a Rialto» Arrestati a Venezia 4 jihadisti

Blitz delle teste di cuoio: sgominata cellula terroristica I fermati all'alba sono tutti kosovari, uno è minorenne

Progettavano di mettere una bomba a Rialto. È finita con tre arresti, un fermo e dodici perquisizioni l'indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia, la Digos della questura e il reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Venezia. Tutti kosovari, regolari e di religione islamica che nel centro storico della città lagunare avevano creato una cellula jihadista.

I reparti speciali del Nocs e del Gis sono andati a prenderseli ieri, alle prime luci dell'alba, nei loro appartamenti, uno accanto al teatro lirico La Fenice e l'altro accanto al bacino Orseolo. Il blitz ha messo fine ai loro sogni in 12 secondi, quelli impiegati tra l'inizio dell'attività e il momento in cui sono stati bloccati. A finire in manette Fisnik Bekaj, 25 anni; Dake Haziraj, 26 e Arjan Babaj, 28. Fermato anche un 17enne. Il teatro della vicenda è tutto il centro storico di Venezia, nel sestiere San Marco, cuore della città. È qui che i kosovari, di professione camerieri, di cui due cugini lavoravano nello stesso ristorante, facevano attività di autoaddestramento per prepararsi a compiere attività criminali e attentati. Si preparavano con esercizi fisici ed esaminavano i video dei fondamentalisti islamici che spiegavano l'uso del coltello. «Non deve essere di quelli usati quotidianamente si sente in un video non deve essere troppo piccolo e deve essere affilato. Adesso bisogna vedere i punti essenziali dove colpire il corpo umano». Un autoaddestramento, come l'hanno definito gli investigatori, di come e dove colpire il corpo con una precisione scientifica, quasi medica. Non solo, i kosovari, il cui reato contestato è il 270 bis del codice penale, associazione con finalità di terrorismo anche internazionale, compivano simulazioni per confezionare esplosivi anche fatti in casa. L'obiettivo era mettere una bomba a Rialto. «Con Venezia emerge dalle intercettazioni guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Mettere una bomba a Rialto», e l'interlocutore risponde «Sì... e poi bum bum». Insomma volevano fare un sacco di morti, più che a Londra per il quale attentato del 22 marzo scorso avevano esultato. «Dobbiamo morire, noi...perché non possiamo prendere questa terra, se domani abbiamo questa possibilità perché non sfruttarla!!!», emerge dalle intercettazioni di un arrestato. E l'altro arrestato: «Sì, noi comunque dobbiamo morire». «Se domani faccio il giuramento...se domani faccio il giuramento e mi danno l'ordine, sono obbligato a ucciderli tutti». Insomma una grande adesione, come ha spiegato il procuratore reggente di Venezia, Adelchi D'Ippolito, all'ideologia dell' Isis. L'abitazione locata a Beakj, dove sono state trovate anche delle pistole, era diventata la base di appoggio di molti connazionali che si trovavano qui per pregare e ricevere ospitalità. Babaj faceva da leader del gruppo, guida spirituale e istigatore a commettere reati. Beakj invece e Haziraj sarebbero stati legati da un analogo percorso di indottrinamento e radicalizzazione. Il primo allarme è la notizia del rientro di Beakj dalla Siria, dove presumibilmente era stato a combattere. Dalla Siria poi, passando per il Kosovo era giunto in Italia ed è qui il punto di svolta nel novembre 2015 quando lui rientra nel nostro Paese molto cambiato, orientato in senso integralista islamico e antioccidentale. Gli investigatori fanno sapere che ci sono altri indagati che hanno frequentato le abitazioni dei kosovari ed espresso consensi all'attività dell' Isis. I quattro kosovari avevano dei profili Facebook ufficiali completamente neutri, puliti. È quando le forze dell'ordine hanno scoperto che avevano anche dei profili falsi ed eversivi che sono finiti nei guai.