Migranti, i dubbi del Papa: «Serve prudenza»

Bergoglio: «Disumano chiudere il cuore, ma se ne arrivano troppi impossibile integrarli»

Serena Sartini

Roma Accoglienza e integrazione, ma anche prudenza, facendo i conti con le capacità di ciascun Paese. Il Papa torna a parlare di immigrazione, distinguendo tra migrante e rifugiato e chiedendo «un cuore aperto». Lo fa nel viaggio di ritorno dalla Svezia, Paese di lunga tradizione di migranti. «Non bisogna soltanto ricevere, ma integrare dice Bergoglio al termine di un viaggio di due giorni a Lund e Malmö per commemorare i 500 anni dalla Riforma protestante - cercare subito casa, scuola, lavoro; integrare nel popolo». Di fronte all'integrazione delle culture, spiega Papa Francesco, «non dobbiamo spaventarci, perché l'Europa è stata fatta con una continua integrazione di culture». E invita a «non chiudere il cuore a un rifugiato» anche se «serve la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché non solo si deve ricevere un rifugiato, ma si deve integrarlo. E se un Paese ha una capacità di venti, diciamo così, di integrazione, faccia fino a questo. E se un altro Paese può di più, faccia di più. Ma sempre il cuore aperto: non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga». Si paga anche e soprattutto politicamente, spiega Bergoglio. «Come si può pagare politicamente una imprudenza nei calcoli, nel ricevere più di quelli che si possono integrare. Perché, il pericolo quando un rifugiato o un migrante questo vale per tutti e due non viene integrato» il rischio è che «si ghettizzi». «Credo che il più cattivo consigliere per i Paesi che tendono a chiudere le frontiere conclude il Papa - sia la paura, e il miglior consigliere sia la prudenza».

Bergoglio affronta anche il tema della laicità e della secolarizzazione che scuote il Vecchio Continente. «Ci vuole una sana laicità, ovvero l'autonomia delle cose spiega Francesco l'autonomia sana delle cose, delle scienze, del pensiero, della politica. Altra cosa è il laicismo che ci ha lasciato in eredità l'illuminismo». La secolarizzazione? Colpa «della sufficienza dell'uomo creatore di cultura ma che va oltre i limiti e si sente Dio e di una debolezza nell'evangelizzazione». Ma anche della «mondanità spirituale: quando entra nella Chiesa la mondanità spirituale è il peggio che gli può accadere, peggio ancora di quello che è accaduto nell'epoca dei Papi corretti». E la mondanità nella chiesa «è pericolosissima, è una secolarizzazione un po' truccata, un po' travestita, un po' prêt-à-porter».

Annuncia, Francesco, che il prossimo anno andrà in India e Bangladesh e per sgombrare ogni dubbio sull'ordinazione delle donne prete, ricorda le parole di Karol Wojtyla, ribadendo il no. «L'ultima parola chiara è stata data da San Giovanni Paolo II, e questa rimane. Ma le donne possono fare tante cose, meglio degli uomini». Anche perché, conclude Bergoglio, «la Chiesa è donna. È la Chiesa, non è il Chiesa. Non esiste la Chiesa senza questa dimensione femminile, perché lei stessa è femminile».