Mimetica e rossetto. L'Esercito delle signore fa la guerra ai pregiudizi

Le ragazze arruolate sono ancora il 7% Solo nel 2000 il via libera al servizio militare

Né uomini né donne: semplicemente soldati. Pare sia questo il loro mantra, quando si mimetizzano in quella che per la maggior parte di noi continua a essere una sfera adombrata da misteri e controverso fascino, il cuore di stagno sotto la cenere, l'identità dei militari. Eppure una donna in divisa salta all'occhio e ci stuzzica interrogativi ancora più fitti di quanto accada con qualunque uomo dell'esercito, alla vista di una uniforme che ne mortifica (e valorizza al contempo) la femminilità. L'Esercito italiano, oggi, gode di una percentuale di donne non ancora alta in assoluto (6,7%), ma che certo non passa inosservata se si considera che le donne in divisa sono storia recente. 11.405 donne tra gli ufficiali, 22.033 tra i sottufficiali, 61.444 graduati e 1.369 tra gli allievi. Gonnelle senza gonnella, capelli annodati stretti in difesa dello Stato. Una realtà che ci ha visti in ritardo rispetto agli altri Paesi d'Europa, ma certamente destinata a espandersi e a scrivere pagine di storia sorprendenti.

1992: è l'anno in cui, per la prima volta, a 29 ragazze è permesso svolgere 36 ore di regolare addestramento presso la caserma dei Lancieri di Montebello. Superano un tortuoso percorso di guerra, attraversano filo spinato e fango: aprono la strada alla donne soldato di oggi. Ma trascorreranno altri sette anni (dato che vede l'Italia ultimo Paese d'Europa in questo campo) prima che un disegno di legge venga approvato a larga maggioranza perché il contributo delle donne nell'Esercito sia reale e legale: succede nel 1999. E non c'è ancora la piena parità rispetto agli uomini, perché alle donne non è consentito andare in prima linea; ma solo nel 2000 entrerà in vigore una legge che dia il via libero al servizio militare volontario per le ragazze.

La prima ufficiale italiana? La sua storia sembra rubata al celebre fumetto giapponese di Lady Oscar, risale al 1800, e il suo nome è Francesca Scanagatta. Milanese, la donna soldato si trovò a sostituire, travestita, uno dei suoi fratelli (ammalato) presso l'Accademia Militare Teresiana di Wiener Neustadt. Un'infanzia nutrita da poemi eroici e leggendari, Scanagatta si arruolò nelle guerre napoleoniche in Germania e in Italia, finendo decorata e promossa. Antesignana di quelle divise dal cuore di donna che oggi puntano alla carriera di generale. La prima (a vestire i panni di generale, appunto) potrebbe essere una carabiniera: il maggiore Anna Patrono, entrata in Accademia col primo corso aperto alle donne. Non solo impiegate nelle missioni di pace all'estero, le ragazze in divisa si cimentano anche in delicati esercizi da piloti. Una di queste è Carla Angelucci, 34 anni, capitano dell'Aeronautica cui è capitato di istruire perfino un generale.

Sono 96.251 le signore dell'Esercito quest'anno. Un piccolo mondo lontano dalle quote rosa che combatte battaglie quotidiane e silenziose: lo chignon traverso, il sorriso risoluto e un futuro tutto da scrivere.

Commenti

Citefer

Mer, 08/03/2017 - 11:40

Sono solo un peso , un prezzo da pagare a questa mentecatta idea di egalitarismo. Ma se lo dici in armi ti puniscono! non disturbiamo l'abbassamento verso il basso delle forze armate! Contro la Jihad mandiamo queste signorine e vediamo cosa torna indietro! Mah tristezza profonda per chi ha dedicato una vita alla difesa della Patria !!Saluti ( Ex Istruttore Militare )

TitoPullo

Mer, 08/03/2017 - 15:30

Una domanda : si ha notizia della loro efficacità nell'impiego in combattimento ?? Perchè é questo che debbono fare i soldati!! Quale é il loro livello di addestramento? in quali settori sono impiegate ? O vengono mostrate solo per fare della coreografia pseudo-progressista ?? Oer fare le missioni umanitarie vi sono Enti preposti non certo l'Esercito!! Siamo di fronte alle solite ipocrisie italiche??