Il ministero sarà parte civile In arrivo un codice etico

La Fedeli incontrerà il ricercatore che ha denunciato

Una «costituzione di parte civile» non si nega a nessuno. Figuriamoci a un ministro. Quello dell'Istruzione, Valeria Fedeli, ha infatti annunciato che «cose così gravi non si possono lasciare correre, perché rischiano di sporcare irrimediabilmente una immagine che faticosamente si tenta di costruire». Le «cose così gravi» sono note a tutti: lo scandalo di «Raccomandopoli» che ha portato all'arresto di 7 professori e all'incriminazione di altri 59. Una vergogna nazionale partita dall'università di Firenze, dove ieri il rettore ha annunciato che l'ateneo si costituirà parte civile così come il Miur. La ministra Fedeli ha applaudito alle parole del rettore fiorentino, annunciando che incontrerà il ricercatore «gola profonda» che con le sue dichiarazioni ha dato il la allo scandalo. Molti dei docenti sotto inchiesta ieri sono stati interrogati dai pm cui hanno ribadito la loro «piena estraneità ai fatti contestati»: refrain noioso come la colonna sonora di un film western. Ma il «duello» tra procura e professori si avvia a un esito tutt'altro che scontato. Se infatti i giudici non riusciranno a supportare le accuse con una traccia economica (cioè l'esborso di mazzette) ben difficilmente i baroni del nepotismo subiranno condanne dure. Gli avvocati potrebbero puntare addirittura alla prescrizione, e allora la montagna giudiziaria finirebbe per partorire l'ennesimo topolino processuale. Nelle passate inchieste sugli «imbrogli universitari» è sempre andata così. Si vedrà se chi ha abusato del proprio ruolo accademico paghi davvero. Intanto il caso è diventato anche politico.

Ieri la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, ha ricordato la collaborazione del Miur con l'Anac (l'Agenzia anticorruzione presieduta dal giudice Raffaele Cantone) per la stesura di una specifica sezione, dedicata all'Università.

Nel documento sono stati sondati - ha spiegato la Finocchiaro - «alcuni aspetti chiave che riguardano università e mondo della ricerca: valutazione e finanziamento dei progetti di ricerca; processo di accreditamento delle sedi e dei corsi di studio; reclutamento dei professori; conflitti di interesse tra partecipanti al reclutamento e personale dell'ateneo; formazione delle commissioni giudicatrici ed eventuali conflitti di interesse dei componenti; scarsa trasparenza dei criteri e delle procedure di valutazione; codice di comportamento/codice etico; procedimenti disciplinari». Il documento, che sarà varato entro la metà di ottobre, si propone di «togliere ogni area di opacità e zone d'ombra e affrontare in modo molto serio, rigoroso e trasparente ogni parte del funzionamento dell'università». Detta così, sembra l'ennesimo monumento alla burocrazia.