Il minuto di vergogna dei sauditi

La nazionale di calcio dell'Arabia Saudita non ha osservato il minuto di silenzio ad Adelaide in memoria delle vittime dell'attentato di Londra, otto delle quali erano australiane.

Prima del fischio d'inizio della partita contro l'Australia per la qualificazione al mondiale di Russia, mentre la squadra «aussie» si era unita a centrocampo, i sauditi hanno continuato la fase di riscaldamento in campo e le riserve sono rimaste sedute in panchina. «Non rientra nella nostra cultura», hanno spiegato.

Strano. Le fotografie della veglia funebre attorno alla salma di Abdullah III nella moschea di Ryad, dopo la morte avvenuta nel 2015, mostrano volti silenziosi, in preghiera, a capo chino, afflitti dalla tragedia. La morte, o meglio, l'assassinio degli infedeli, invece è un momento disinteressato, una tappa necessaria, logica.

La legge dei tagliagola non prevede il silenzio, semmai questo deve essere eterno, dopo un fendente di coltello o una sventagliata di mitra. Ma forse è inutile far ricadere le colpe sulla cultura. I calciatori sauditi e i loro sodali, sono carogne per conto proprio. Giocano per il mondiale ma non fanno parte di questo mondo. Ad Adelaide, hanno anche perso la partita. Sono defunti sul campo.