"Il mio Osho, romanesco e virale"

Spopola su Facebook la parodia del mistico indiano che dice banalità in dialetto. "Anche lui era per l'ironia"

Roma Il lato oscuro dei social lo conosce chiunque frequenti, anche poco, Facebook e dintorni. Status di amici e link a notizie più o meno interessanti sono spesso annegate da un diluvio di gattini, frasi motivazionali, citazioni new age , altri gattini, auguri di stagione, aforismi vari e poesie eventuali.

C'è quindi forse anche un po' di rivincita liberatoria nel successo virale della pagina Facebook «Le più belle frasi di Osho», che da fine febbraio ha cominciato a pubblicare, parodiandole, foto del mistico indiano tanto amato in Occidente (e tanto diffuso anche sul social network) accompagnandole a citazioni in romanesco: la prima, datata 23 febbraio, ci mostra un sorridente Osho che regge tra le dita un ramo, commentando che «i pomodori non sanno più de niente». Il fenomeno si è subito propagato, e l'irriverente omaggio al maestro spirituale scomparso nel 1990 ha raccolto oltre 90mila like in meno di due mesi.

«Un boom che ha sorpreso anche me. Evidentemente la sacralità del personaggio ha funzionato, perché dopo pochi giorni like e condivisioni delle immagini erano già migliaia», spiega l'ideatore del progetto, Federico, 42 anni a giugno, ovviamente romano. Che per telefono ci spiega come l'idea di «dissacrare» le pillole di spiritualità di Osho sia nata per caso. «Sul mio profilo - racconta - già da tempo mi divertivo a scrivere battute su argomenti di attualità. Poi mi sono imbattuto in una “fanpage” su Fb dedicata a Osho, che nemmeno conoscevo. Da lì mi è venuta l'idea di accostare alle sue immagini, invece dei suoi aforismi, luoghi comuni in romanesco. Un paio d'anni fa avevo cominciato a fare lo stesso gioco con Ratzinger. Forse se non si fosse dimesso ora la pagina sarebbe dedicata a lui».

Benedetto XVI si è salvato per un pelo, insomma. E la pagina «originale» di Osho non l'ha presa male?

«No, mi hanno pure fatto i complimenti. Evidentemente almeno loro conoscono bene il pensiero di Osho Rajneesh, uno che elogiava l'autoironia, e che ripeteva spesso che la vita è commedia e non tragedia».

E il resto dei seguaci del Maestro? Tutti così sportivi?

«Eh no. Oltre ai messaggi privati più o meno indignati, molti hanno scritto post pubblici accusandomi di voler diventare famoso sfruttando la luce riflessa di Osho. Ma ho avuto anche tanti attestati di stima in privato, soprattutto dai sannyasin , i suoi discepoli».

E intanto l'alter-Osho ha interagito su twitter con Papa Francesco.

«Sì, siccome tutti i fenomeni poi stancano, per diversificare mi sono iscritto a Twitter, e ho risposto a un cinguettìo del Papa. Ma mi sono anche intromesso nella lite su twitter tra Gassman e la Barracciu».

Tanta visibilità porta anche qualche euro?

«No, non ci guadagno niente. Ho un lavoro borghese, agli antipodi della satira, ma mi è sempre piaciuto far ridere».

Tu hai «clonato» Osho. Qualcuno ha già clonato te?

«Vanto già innumerevoli tentativi di imitazione, più o meno come la Settimana Enigmistica. Sono anche sommerso dalle proposte di collaborazione, quasi sempre ispirate a un'ironia che poco si adatta alla mia. Un paio di persone hanno semplicemente tradotto le mie frasi dal romanesco in altri dialetti, come il napoletano e il catanese. E infine c'è quello che prima mi ha copiato la pagina e poi mi ha chiesto di lavorare “insieme”, ma non ho ben capito che cosa intendesse...».

Sei anche stato censurato?

«Sì, per problemi di copyright delle immagini. Quasi tutte le segnalazioni sono dell'Osho International Foundation, ma da un po' sono silenti. Forse si sono rassegnati. O forse stanno preparando una bomba atomica. Ma se lo fanno, sbagliano. So per certo che un po' di fan della mia pagina si sono avvicinati al “vero” Osho dopo averlo scoperto con la parodia, e in fondo è andata così anche per me».