Miracolo per Marika: ridotta in coma da papà salvata da 120 donatori

Si è svegliata la 14enne assalita dal padre, che ha ucciso la sorella Raccolto l'appello per le trasfusioni: volontari da tutto in mondo

Catania«E Laura?». Dal suo lettino d'ospedale, il «Garibaldi» di Catania, Marika Russo, la 14enne accoltellata venerdì mattina dal papà, il 47enne Roberto, chiede della sorellina. «Bella come un cerbiatto ferito», dicono i medici. Non sa ancora che quel maledetto 23 agosto a soli 12 anni gli è stata strappata per sempre da quel papà assassino che adesso, dal reparto detenuti dell'ospedale «Cannizzaro» di Catania, dove è ricoverato per avere tentato il suicidio, dice di non ricordare nulla della sua furia omicida. I legali presenteranno istanza al Gip per una perizia psichiatrica che stabilisca se può affrontare un giudizio.

Quel filino di voce che Marika riesce oggi ad emettere è tutto per «la sua vita», così parlava di Laura sul suo profilo Facebook . Ha chiesto di vederla. Le hanno risposto che la sorellina si trova ricoverata nello stesso ospedale. Che è stata operata, perché era ferita. E non potrà muoversi dal letto per un po'. È la verità a cui si appiglia Marika, che giorno dopo giorno sta cercando di affrontare la terrificante tragedia di cui è stata co-protagonista con la sorellina. E così va avanti, nella speranza che presto possa andarle a fare visita.

Anche la mamma, Giovanna Zizzo, 43 anni, tiene fede a questa verità, messa in piedi dagli psicologi per aiutare Marika a superare piano piano il dramma immane. Giovanna deve essere forte. Deve nascondere il suo dolore per fare forza alla sua bambina che finalmente ha potuto vedere in presenza di un medico. «Marika - dice il dottor Sergio Pintaudi, direttore della Rianimazione del «Garibaldi» - non è mai lasciata da sola».

La 14enne ha subito un delicato intervento lo stesso venerdì dell'accoltellamento. Uno dei fendenti sferrato dal papà le ha reciso l'arteria mammaria, facendo collassare un polmone. Fino a martedì è stata tenuta sotto sedazione e con ventilazione meccanica. Appena sveglia ha iniziato a chiedere di Laura, anche se ancora parla con difficoltà.

Ricorda Marika. Le immagini terrificanti di quella mattina le affiorano alla mente. Sta attraversando una fase estremamente delicata. Se i grandi non sono riusciti a spiegarsi cosa sia scattato nella mente di Roberto, come può capirlo lei? Se nessuno riesce a giustificare l'uccisione di un figlio - «i figli non si toccano nemmeno se si hanno problemi familiari» (che potrebbero essere alla base della tragedia) commentava la gente al funerale di Laura - come potrebbe farlo Marika?

Roberto è il suo papà, eppure si è svegliata di soprassalto nel lettone dove aveva dormito con lui e Laura e l'ha visto scagliarsi su di lei con quel coltello grondante del sangue della sorellina, ferita a morte. Il primo a cadere sotto la sua furia è stato il cagnolino Teddy, che Laura amava tanto. No. Questo una ragazzina di 14 anni non può accettarlo. Gli psicologi del «Garibaldi» hanno deciso che si dovrà attendere prima di rivelarle la tragica verità della morte di Laura, al cui funerale ha partecipato tantissima gente.

«Marika sarà supportata per tanto tempo. Lo assicura il dottor Pintaudi. «La fase di noi rianimatori è terminata, anche se Marika non è mai lasciata da sola - dice -. Adesso tocca agli psicologi. Dal punto di vista fisico le serve qualche altro giorno, ma le dimissioni saranno concordate con gli psicologi. Sarà aiutata a ristabilire il sé e sarà supportata nell'accettazione del dramma che ha vissuto».

Per lei, che ha un gruppo sanguigno raro, 0Rh negativo, c'è stata un'autentica gara di donatori, oltre 120 da tutto il mondo, inclusi Egitto e Sudafrica. «Che Dio ti aiuti a guarire le ferite del corpo e soprattutto quelle dell'anima». È l'augurio rivolto a Marika durante i funerali di Laura dalla preside della scuola frequentata dalla 12enne.