Montalbano sfratta i seggi nel paese delle trivelle

Il municipio di Scicli è il set della fiction tv sul commissario. E gli elettori fanno spallucce

Scicli (Rg) «In Comune un si vota perché Montalbano ci sta». Davanti all'ingresso del municipio di Scicli, lì dove il commissario letterario e televisivo più celebre della Sicilia entra ed esce con il suo inconfondibile passo, è appeso un cartello con la scritta Ufficio elettorale. È giorno di referendum e a Scicli la sezione 1 da un anno è stata trasferita davvero perché c'è Montalbano. Le sue stanze cioè: sono state riportate qui, sede degli esterni del commissariato, dopo una lunga permanenza a Cinecittà. Ora una parte del palazzo è tutta dedicata alla serie, che proprio in questi giorni torna con la troupe al completo per la registrazione dei nuovi episodi. Ma a Scicli non c'è solo Montalbano, c'è un referendum che qui non è una storia sentita in tv.

La più grande piattaforma petrolifera d'Italia, la Vega, una produzione di 2.700 barili al giorno, di Edison ed Eni, insiste sulle acque territoriali di Scicli, pur essendo stata per anni ritenuta di Pozzallo. E gli eventuali 16 milioni di euro che Eni ed Edison dovrebbero pagare secondo la guardia di Finanza (la Cassazione ha confermato un caso analogo per Pineto degli Abruzzi), per l'occupazione del suolo marino in forma di Imu ed Ici, andrebbero tutti a Scicli. Ma qui nessuno ci crede. Nel centro culturale più vivace della costa iblea i soldi veri per ora arrivano solo da Montalbano: 100mila euro l'anno per le visite ai palazzi della fiction e alla stanza del questore, che poi sarebbe l'ex ufficio del sindaco, 3 euro per l'ingresso. La percentuale dei votanti, comunque, alle 12, è già più alta della provincia di Ragusa e della Sicilia: 6,92%, sfiora il 20% alle 19.

A ben vedere Scicli è la città dei quattro commissari, perché oltre a Montalbano, ce ne sono tre veri, prefettizi, insediati dopo lo scioglimento del Comune per mafia. In attesa delle elezioni che si terranno solo nel 2017, questa cittadina senza sindaco e con un commissario a ogni angolo vive la giornata che dovrebbe vederla protagonista tra l'indifferenza dei pensionati di Donnalucata, che guardano il mare sostenendo di aver «votato ieri», e l'entusiasmo dei volonterosi che alle tre del pomeriggio sotto un sole rovente si avviano verso il Secondo centro didattico per votare. «Volimo u' mare pulito, u' mare un si spurtusa», non si buca, spiega una donna sulla sessantina prima di virare il discorso sul fungo di carrubba, e sulla ricetta allegata, pomodoro e cipolla. Ilaria, Vincenzo e Valerio e tanti giovani come loro lamentano la «disinformazione contro questo referendum». Gli anziani parlano di salvare i picciotti e i futuri figli dei picciotti, perché «le petroliere lavano le cisterne a mare», dicono qui, e anche a Donnalucata, davanti a un banco del pesce, dove si racconta di una scia nera che l'estate alle volte arriva fino a riva. «Che dite? Ormai queste trivelle pulite sono», interviene uno dei pensionati, che ha lavorato nel settore pure nel golfo Persico. C'è chi pensa poi a chi non «travaglia più se chiude la cisterna». La certezza del «quarto Comune più soleggiato d'Italia» è comunque che i soldi qui non c'entrano proprio niente. A parte l'Ici, ancora un miraggio, le royalties vanno a Regione e Stato. E poi la battaglia delle royalties non si combatte solo tra Scicli e Pozzallo, ma anche tra Scicli e Ragusa. Il 1 aprile una trivella terrestre è stata eretta a circa un chilometro e mezzo da Scicli, ma in territorio ragusano: Irminio 6, gestita dalla Floridia Srl. Più sotto ci sono altri pozzi della Irminio srl. L'Irminio è il fiume che separa il Comune di Ragusa da quello di Scicli. I pozzi sono tutti a monte, anche se lontani da Ibla. Comandano però i confini: royalties a Ragusa e Scicli a secco.