Napolitano ricattato

Le intercettazioni choc. Renzi al telefono: Il presidente è sotto scacco, odia il Cav

Un tassello alla volta, il mosaico si sta componendo e la verità emerge dalla palude di menzogne e depistaggi che ha coperto la storia degli ultimi anni di questo Paese. Ieri il Fatto quotidiano ha pubblicato alcune intercettazioni di una
inchiesta in cui finirono ascoltati un generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, il braccio destro di Renzi, Dario Nardella, e Renzi stesso. Siamo nel gennaio del 2014, vigilia del ribaltone del governo Letta. Tra le tante cose, se ne evincono
anche due particolarmente interessanti. La prima è che, secondo gli interlocutori, Napolitano non era un uomo libero,ma stava sotto ricatto per via di alcuni affari del figlio; la seconda, è che Napolitano odiava Silvio Berlusconi. Altro quindi che arbitro
imparziale, il presidente della Repubblica giocava una partita tutta sua e lo faceva da ben prima di quel gennaio,come risulta dal libro inchiesta di Alan Friedman sulle grandi e oscure manovre al Quirinale nell’estate del 2011, dalle testimonianze del ministro americano all’Economia dell’epoca, Timothy Geithner, e di Zapatero, allora premier spagnolo.

Il risultato di queste manovre è noto: la caduta del governo Berlusconi, l’insediamento dei tecnici di Monti, poi quello di due premier non eletti,
Letta e Renzi. Una sospensione della democrazia agevolata e completata dalla contemporanea aggressione giudiziaria a Berlusconi. Che ancora insiste, perché il centrodestra,come dimostrano i sondaggi, è tutt’altro che morto. L’altro ieri la ridicola condanna del tribunale di Napoli per un fatto che purtroppo avviene tutti igiorni in tutti i partiti(cambio di casacca di un parlamentare), ieri la sceneggiata dei pm di Bari che hanno costretto Berlusconi ad apparire in aula per dare solo le sue generalità.
Infangare, umiliare (con enorme spreco di denaro pubblico), tramare, ricattare: questa èstata e, purtroppo, è ancora oggi la politica italiana, figlia di quel patto scellerato tra sinistra, procure e informazione. E poi cichiediamo perché l’occupazione e il Pil non crescono, perché le tasse non calano e la criminalità dilaga. Presi come erano a imbrogliare, non avevano e non hanno proprio tempo di pensaread altro. Renzi è arrivato per ultimo, ma è pur sempre figlio di quell’intrigo e non mi pare voglia fare
chiarezza, e forse non può farla perché è uomo molto meno libero di quel che vuole far apparire.