Necessario potenziare la raccolta nelle zone risparmiate dal contagio

Per il Chikungunya non c'è un test rivelatore: alt inevitabile

Roma «Al momento non è in corso un'emergenza sangue». Ma naturalmente i donatori servono sempre. Il professor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, CNS, l'organismo che coordina e controlla il sistema trasfusionale nazionale per il ministero della Salute, spiega che al momento la situazione «è sotto controllo» e non si registrano allarmi particolari. Il blocco alle donazioni imposto in alcune aree del nostro paese a causa delle infezioni in circolazione non ha avuto conseguenze eccezionali sulle scorte. La carenza di sacche semmai è legata come ogni anno al fatto che purtroppo in estate le donazioni diminuiscono ma il fabbisogno resta alto.

«Se in un'area le donazioni vengono temporaneamente interrotte si attiva immediatamente un meccanismo di compensazione che potenzia la raccolta in altri comuni o in altre regioni -spiega Liumbruno- Le emergenze vere scattano soltanto quando ci si trova di fronte ad eventi eccezionali come un attacco terroristico o un terremoto. Ovvero quando centinaia di persone insieme hanno immediatamente bisogno di trasfusioni». Ecco perché tutte le associazioni di volontariato che si occupano di raccolta del sangue collegate al CNS, (Avis, Cri, Fidas e Fratres) si attivano per coprire il fabbisogno, aumentando la raccolta nelle aree non interessate alla sospensione, libere dall'infezione. Sono due i virus incriminati che hanno causato la sospensione delle donazioni: West Nilo e Chikungunya. Per il primo, spiega sempre il direttore del CNS, «esiste un test specifico che ne rileva la presenza quindi anche in caso di donazione di sangue da una zona potenzialmente a rischio abbiamo la possibilità di eseguire un test dalla risposta certa rispetto alla presenza del West Nilo».

In questo caso quindi non sarebbe necessario neppure sospendere le donazioni perché il sangue è controllato. Non è così però per il Chikungunya per il quale non esiste un test e dunque non è possibile rilevarne la presenza al momento del prelievo. Alcuni casi erano già stati rilevati a metà agosto nel sud della Francia ed infatti il centro aveva emanato un circolare per bloccare le donazioni da parte di chi aveva soggiornato nella zone del Var nel sud della Francia. Ma anche in Italia c'è un precedente.

«Abbiamo già affrontato un' emergenza di questo tipo dieci anni fa e questa volta siamo anche più preparati perché sappiamo con che cosa abbiamo a che fare -prosegue il profesor Liumbruno- Nel 2007 ci furono molti casi di Chikungunya in Emilia un virus qui sconosciuto». La tempistica fu simile i primi casi si manifestarono tra la fine di agosto e l'inizio di settembre. Ma perché ci troviamo di fronte alla diffusione di questi virus? «Certamente la circolazione della popolazione, i viaggi in aereo e i movimenti di massa favoriscono anche la circolazione del virus - afferma Liumbruno- E anche le condizioni climatiche infatti non appena le temperature si abbassano le zanzare scompaiono e anche i casi di infezione si azzerano».

Le circolari emanate nelle zone interessate all'epidemia invitano a sospendere le donazioni per 28 giorni. «Una volta trascorso questo lasso di tempo possiamo essere sicuri che la persona potenzialmente infetta dovrebbe aver già sviluppato la malattia -prosegue il responsabile del CNS- Dunque dopo 28 giorni possiamo tranquillamente far riprendere le donazioni».