Nepal ancora in ginocchio: nuova scossa di terremoto

Ancora morte e distruzione in Nepal. Il terremoto è tornato a colpire ieri mattina con una scossa di magnitudo 7.4 della scala Richter. La terra ha tremato, fino a trasformare un paesaggio già martoriato in qualcosa di simile a un ponte di una nave in piena tempesta. Il bilancio del nuovo sisma, dopo quello catastrofico di tre settimane fa, è di 59 morti e di qualche centinaio di feriti, ma i dati, purtroppo, sono parziali e destinati a salire nelle prossime ore. L'epicentro è stato localizzato alle falde dell'Everest, a circa 85 km a est della capitale Kathmandu, l'evento si è diffuso anche in India e Bangladesh. Ironia della sorte, una delle località più colpite è Chautara, piccolo centro di appena 6mila abitanti (a 150 km dalla capitale) che era stato trasformato fin dal 26 aprile scorso in centro operativo per smistare gli aiuti provenienti dall'estero. L'aeroporto internazionale di Kathmandu è stato chiuso per precauzione, tornando operativo solo nelle prime ore della sera. Nella capitale nepalese è tornato il terrore e le ferite si sono riaperte come gli squarci provocati dal sisma. La gente ha trascorso la notte in ripari di fortuna. Si ha la sensazione che il dramma sia infinito e che il terremoto possa dettare l'esistenza degli abitanti per i prossimi anni. In queste condizioni diventa difficile pensare anche solo mentalmente alla ricostruzione. «Le persone sono traumatizzate - ha spiegato ieri pomeriggio alla radio nazionale il ministro degli Interni Bamdev Gautam - la distruzione è totale soprattutto nelle aree di montagna e nei distretti fuori della capitale. Ci sono zone che non siamo ancora riusciti a raggiungere dal primo terremoto. A Kathmandu altri palazzi già danneggiati o pericolanti sono crollati e ora si temono nuove scosse, che avrebbero conseguenze disastrose». Dichiarazioni che stridono con quelle del presidente del gruppo di chirurgia d'urgenza dell'ospedale di Pisa Giuseppe Evangelista. «Non ci sarà un secondo turno della nostra spedizione. Il governo nepalese si è detto in grado di fare da solo».

Drammatica la testimonianza del giornalista del quotidiano «Jana Aastha» Bhola Mulmi, che nel precedente sisma ha perso la madre e un fratello. Racconta che «alla gente non importa nulla delle case. Anzi, le vedono come trappole. Il terremoto ci sta riportando al medioevo. Non funziona più nulla. Per i collegamenti ormai ci limitiamo agli sms per non intasare linee che comunque sono ormai inutilizzabili. Persino piazza Durbar, che aveva ospitato gli sfollati del 25 aprile, ora è inagibile. Anche un'ala dell'ospedale Civile è crollata. Dove dormirà la gente nelle prossime notti? Chi curerà i feriti?».

Non ci sarebbero per fortuna connazionali coinvolti nel nuovo evento sismico. Tanta paura tra i 39 operatori della Protezione Civile italiana che si trovano a nord di Kathmandu insieme allo staff medico inviato per assistere la popolazione. «Dopo la scossa le nostre squadre sono rientrate illese al campo base», ha confermato il coordinatore Stefano Ciavela.