"Nessun indizio indica la morte per le radiazioni"

Moccaldi (Cnr) smonta la tesi: "Nulla lo fa pensare. E il polonio non è alla portata di tutti"

Milano - «Io mi occupo da sempre di radioattività. Della vicenda di questa povera ragazza so quello che ho letto sui giornali e il poco che mi ha raccontato un collega che se ne occupa. E posso dire che non c'è un solo indizio che mi faccia pensare che sia stata uccisa dalle radiazioni».

Roberto Moccaldi (nel tondo) è il direttore del Servizio di prevenzione e protezione del Cnr e uno dei più grandi esperti italiani di medicina nucleare. Legge con passione e compassione la storia di Imane Fadil, e i tanti interrogativi che solleva: interrogativi cui pure lui, che è uno scienziato, non sa dare risposta. Ma alla morte per radiazioni proprio non riesce a credere. «Vede - spiega Moccaldi - se io volessi uccidere una persona con le radiazioni ho sostanzialmente due strade. Posso piazzarla per mezz'ora davanti a un linac, un acceleratore lineare di particelle, convincendola in qualche modo a stare ferma: e la persona muore. Oppure posso esporla alle radiazioni alfa prodotte da una sostanza radioattiva. Le radiazioni alfa sono molto potenti: per dare un'idea, le gamma hanno una potenza fino a venti volte più bassa. Ma il difetto, o il pregio che dir si voglia, delle alfa è che sono poco penetranti, e quindi devono poter arrivare vicino alle cellule da danneggiare. Il polonio, come si è visto nel caso Litvinenko, ha queste caratteristiche. Tuttavia reperire, trasportare e somministrare il polonio richiede competenze e organizzazioni che non sono alla portata di chiunque. E non riesco assolutamente a vedere quali legami potrebbe avere una persona come la scomparsa con ambienti in grado di mettere in atto un'operazione di questo livello».

Che non siano state trovate tracce di contaminazione nella stanza dove Imane Fadil era ricoverata non è significativo, perché un agente radioattivo potrebbe avere rivolto la propria efficacia verso l'interno e non verso l'esterno: «In ogni caso - dice Moccaldi - l'autopsia darà una risposta chiara, perché abbiamo strumenti abbastanza sofisticati da individuare con precisione le tracce. Ma insisto: mi stupirebbe molto una risposta affermativa, e credo che rimarrebbero stupiti anche i colleghi che si sono occupati del caso».

E allora, come è morta? «L'altro versante di indagine è quello dei metalli pesanti individuati dal centro antiveleni di Pavia. Non sono un esperto del settore specifico ma mi sembra inconfutabile che si tratti di concentrazioni anomale ma assai lontane dal grado di tossicità anche non letale. Fino a questo momento mi sembra proprio che una spiegazione non ci sia».