"Niente finanziamenti se non frequenti i salotti della scienza"

Il mondo della ricerca sui tumori purtroppo è afflitto da un cancro che lentamente lo sta divorando e che preclude la possibilità a tanti ricercatori di contribuire all'avanzamento della nostra conoscenza e della cura di questa terribile malattia. Questo cancro si chiama denaro. Trovo scandaloso il sistema perverso che ha ormai pieno controllo sulla ricerca scientifica, decidendone obiettivi ed esiti che coincidono non con la cura del malato ma con il profitto. La ricerca la possono fare solo alcuni istituti decisi essere quelli, diciamo così, più virtuosi. In pratica quelli che godono e hanno goduto di appoggi economici e politici. Se non fai parte di questi «salotti» di potere in ambito scientifico, ottenere dei finanziamenti per le ricerche è molto complesso se non impossibile. Senza i dovuti appoggi, anche i finanziamenti dall'estero possono venire preclusi a chi si affaccia al mondo della ricerca. Gli organismi di «controllo» decidono tutto, anche su cosa bisogna fare ricerca e la partecipazione dell'industria farmaceutica nel decidere le sorti della ricerca è evidente: quasi nessuno pubblica un risultato scientifico o lo espone ad un congresso senza avere prima depositato un brevetto, impedendone la condivisione dei dati anche con altri gruppi di ricerca (come invece si dovrebbe sempre fare). I brevetti vengono poi usati dagli istituti di ricerca per fare più business che ricerca no profit. La logica del brevetto ha ormai paralizzato la ricerca. Gli istituti di ricerca, pressati dall'esigenza di rendere appetibili le loro scoperte a finanziatori esterni, mettono come obiettivo principali l'applicazione industriale delle loro scoperte, sia che poi questo abbia o meno una effettiva efficacia nella eradicazione della malattia. Allo stesso tempo chi decide a chi dare i finanziamenti vede di buon occhio lo svilupparsi di questo settore che può contribuire all'espandersi del settore industriale.

Alla fine di tutto, il rischio di questo gioco è che il buon ricercatore che investe tutta la sua vita per trovare una cura efficace contro il cancro, si ritrovi magari ad avere in mano una scoperta sensazionale che vorrebbe giustamente condividere al di fuori di qualsiasi logica di mercato (che ne precluderebbe l'utilizzo su tutta la popolazione), ma che non può farlo, pena il non trovare più nessuno disposto a finanziarlo. In questo modo la ricerca scientifica, vista come il libero sviluppo delle conoscenze umane, muore.

* un ricercatore milanese