Niente torta alla coppia gay Il pasticciere vince la causa

I giudici danno ragione all'artigiano cristiano che negò il dolce nuziale per motivi religiosi

Gaia Cesare

La torta della discordia alla fine mette d'accordo sette giudici della Corte Suprema su nove. E prende le difese del pasticciere che si rifiutò di realizzare il dolce per le nozze di una coppia omosessuale. Senza tuttavia cambiare la giurisprudenza e la Storia. Perché alla fine l'Alta Corte statunitense non stabilisce quale tra i due diritti prevalga, se quello della coppia gay a non essere discriminata oppure quello dell'artigiano a rifiutarsi di realizzare il dolce a causa del suo credo religioso.

Tutto comincia nel 2012, quando Charlie Craig e David Mullins, due uomini entrambi del Colorado, decidono di convolare a nozze in Massachusetts (il Colorado darà il via libera ai matrimoni gay solo nel 2014) per poi tornare in Colorado a festeggiare. I due si recano al Masterpiece Cakeshop, pasticceria gestita da Jack Phillips, artigiano di fede cristiana che declina la richiesta dei clienti, spiegando che le sue credenze religiose gli impediscono di creare una torta per un matrimonio omosessuale. «Non voglio essere costretto a creare qualcosa che vada contro la mia fede» ha ripetuto più volte anche davanti ai giudici. Perciò invita i due promessi sposi a servirsi senza problemi degli alti dolci in negozio, dimostrando di non avere un pregiudizio sulla coppia. Craig e Mullins però non ci stanno. Fanno realizzare la torta del matrimonio da un altro pasticciere ma nel frattempo presentano denuncia alla Commissione per i Diritti Civili del Colorado, facendo riferimento alle leggi dello Stato che proibiscono alle attività commerciali aperte al pubblico di discriminare in base a razza, religione, genere e orientamento sessuale. La Commissione alla fine stabilisce che Jack Phillips, il pasticciere, debba produrre dolci anche per matrimoni gay e cambiare la sua politica aziendale. Ma Jack si rifiuta e decide di sfilarsi dal business delle torte nuziali, perdendo - dice - il 40% dei suoi affari. Fino al ricorso alla Corte Suprema.

La sentenza - il primo caso in cui si è pronunciato anche il giudice Neil Gorsuch, conservatore nominato da Trump - ha stabilito che c'è stata «ostilità evidente e inammissibile» da parte della Commissione per i Diritti Civili del Colorado nei confronti del pasticciere. Ma proprio a causa di questa ostilità, alla fine i giudici non stabiliscono quale dei due diritti debba prevalere, se quello della coppia gay a non essere discriminata o quello del pasticciere a esercitare liberamente il proprio credo religioso.

I due fronti intanto restano divisi, prevedibilmente, anche sulle reazioni alla sentenza. «È un'enorme vittoria per i diritti religiosi dei cittadini», ha commentato Mat Staver, presidente dell'organizzazione conservatrice Liberty Counsel. «Le persone non possono essere costrette a trasmettere un messaggio che vìola la loro coscienza». L'American Civil Liberties Union, che rappresenta la coppia, ha sottolineato invece come la Corte Suprema si è pronunciata solo in parte a favore del pasticciere, senza sancire il diritto all'obiezione di coscienza per i commercianti per motivi religiosi.