«Ma noi siciliani siamo orgogliosi di sentirci diversamente italiani»

Lo scrittore: «Gli inglesi hanno sostenuto l'Unità del Paese perché temevano la potenza dell'isola più bella del mondo»

Nino Materi

Lo scrittore catanese Pietrangelo Buttafuoco, 53 anni, e tanti libri di successo, non può fare il pompiere; spegnere le polemiche con l'acqua delle banalità non si addice al suo cognome, ma soprattutto non è nelle sue corde (a cominciare dalla «corda pazza» di pirandelliana memoria). Più congeniale è invece per lui ravvivare l'immancabile «dibattito» con le fiamme del sarcasmo e del paradosso.

Ha saputo che le scuole inglesi vogliono «schedare» gli studenti di origine siciliana?

«Sì. La notizia mi diverte».

Non la indigna?

«No. Anche perché, sotto un certo profilo, la Sicilia è effettivamente un'entita altra rispetto al resto d'Italia».

Quindi lei dà ragione a chi, sul modulo di ammissione alle scuole inglesi, ha inserito la voce Itas (Italiano di Sicilia)?

«A tal proposito faccio mia una dichiarazione di Lello Analfino».

E chi è Lello Analfino?

«L'anima dei Tinturia».

E chi sono i Tinturia?

«Una band musicale».

Buono a sapersi. E cosa ha detto Lello Analfino?

«Che non possiamo prendere sul serio un popolo come quello inglese che non conosce l'uso del bidè».

Igiene personale a parte, cosa pensa della gaffe del Dipartimento dell'Educazione inglese?

«Le rispondo citando Enrico Montesano».

E che c'entra Enrico Montesano?

«C'entra, eccome. Montesano per anni ha interpretato con successo la macchietta della romantica zitella inglese che, a proposito dell'Italia, ripeteva sempre: «Pittorèèscoo!».

Per poi aggiungere: «Bello Salvatore, che mi piace a tutte le ore...».

«Esattamente. Se c'è un tratto che accomuna inglesi e italiani è proprio il tratto pittoresco. Solo che a volte gli inglesi sono davvero imbattibili. E questa vicenda della schedatura degli scolari siculi-campani ne è la riprova».

Da dove hanno origine i luoghi comuni degli inglesi sugli italiani?

«Non saprei. Forse c'entra qualcosa Beppe Severgnini...».

Ma gli inglesi hanno nei nostri riguardi un senso di superiorità o di inferiorità?

«Una cosa è sicura: noi gli stiamo storicamente sulle palle».

Motivo?

«Nel periodo pre-unitario il Regno di Sicilia era una realtà talmente evoluta da insidiare la supremazia britannica. Per questo gli inglesi sponsorizzarono Garibaldi e Unità d'Italia nella speranza, poi concretizzatasi, che ciò ridimensionasse le potenzialità del Regno siciliano».

Mi citi un paradosso dell'Unità d'Italia.

«Torino che pretendeva di colonizzare Napoli è un po' come se Lione ambisse ad annettersi Parigi».

Crede che ci sia un retropensiero razziale dietro la scelta dei burocrati scolastici inglesi di schedare gli italiana in quattro tipologie diverse?

«Gli inglesi schedano con freddezza da obitorio pedagogico la più grande ricchezza culturale che sia mai stata prodotta nella storia dell'uomo, riducendola - appunto - alla categoria del pittoresco».

Si riferisce sempre al «pittoresco» della zitella inglese di Montesano?

«No. In questo caso si vola più alto».

A chi sta pensando?

«A due grandi siciliani che per gli inglesi sono un'ossessione».

I loro nomi?

«Il tenente colonnello Salvatore Castagna, l'eroe della saga di Giarabub, e Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l'autore de Il Gattopardo».

Come mai sono diventati l'ossessione della perfida Albione?

«Castagna (che non voleva pane ma piombo per i moschetti, ndr) nel 1941 tenne stoicamente testa per quattro mesi all'esercito britannico che assediava l'oasi di Giarabub, ultimo caposaldo italiano a cadere dopo la perdita di tutta la Cirenaica».

E che mi dice di Tomasi di Lampedusa?

«È lo scrittore che con maggiore classe, eleganza e ironia si è fatto beffe, quando era il caso, degli inglesi».

Vogliamo concludere con un brindisi italo-inglese?

«Propongo un cin cin riappacificatore a base di Marsala».

Perché proprio Marsala?

«Perché è il vino che gli inglesi ricavarono dopo una burrasca che fece andare a male il vino da taglio recuperato in Sicilia».