Non bastano gli scandali A Reggio Grillo crolla al 2,5%

Disfatta per il M5S dopo le frasi sulla mafia. Vince il candidato del Pd, il figlio d'arte Falcomatà. Ma il partito si ferma al 16%

Buon sangue non mente. Giuseppe Falcomatà è stato eletto ieri nuovo sindaco di Reggio Calabria con il 61% dei voti. A 31 anni raccoglie lo scettro del padre Italo, primo cittadino della città dello Stretto dal 1993 fino alla morte per leucemia l'11 dicembre 2001. Si conclude con un plebiscito il commissariamento dell'amministrazione comunale, decisa dal Viminale a causa delle infiltrazioni della 'ndrangheta in base a un dossier e ad alcune inchieste della magistratura che però nel corso degli ultimi mesi hanno mostrato più di una crepa. A pesare sul risultato c'è anche lo stato dei conti del Comune, che nel corso degli anni avrebbe accumulato un debito di quasi 100 milioni.

Ma i numeri raccontano una verità diversa. Il Pd festeggia parlando di «risultato storico» visto che per anni Reggio è stata un città feudo del centrodestra (nel 2010 Giuseppe Scopelliti prese il 70%) e di «nuova primavera reggina», Falcomatà jr al TgLa7 parla di «ndrangheta sconfitta». Il centrodestra si lecca le ferite (lo sfidante Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio, si è fermato al 27,3%). Chi piange lacrime amare è Beppe Grillo, sprofondato con il suo M5S al 2,5% (ma il partito è sotto il 2%). Sparare frasi sulla mafia come quelle pronunciate in Sicilia («Ha una sua morale») non gli è bastato per scalare una città dove le cosche fanno il bello e il cattivo tempo.

L'affluenza alle urne è stata bassa, solo due elettori su tre. Il primo partito della città è il Pd, ma del 40% dell'era renziana non c'è traccia. I consensi democrat sono fermi al 16,5%, pari a sette seggi: gli altri 15 consiglieri di maggioranza arrivano dalle liste civiche (Reset, La svolta, A testa alta, Officina Calabria) e dall'ottimo risultato di Centro democratico di Bruno Tabacci (7,5% e tre seggi) e del Psi. D'altronde Falcomatà aveva vinto le primarie di centrosinistra per un soffio, segno che anche dentro il Pd non sarà facile imporsi per la scelta degli assessori.

Anche a destra i numeri fanno riflettere: Forza Italia con l'8,4% è solo la terza forza della città dopo il Pd e Reggio Futura, lista vicina all'ex sindaco Giuseppe Scopelliti che ha sfiorato il 10%, mentre Ncd con il 3,2% ha eletto solo un consigliere (sui dieci che spettano all'opposizione). Sul calo del centrodestra pesa la condanna di Scopelliti a sei anni per abuso d'ufficio sui bilanci del Comune 2008 e 2009 definiti dai giudici «evidentemente alterati» e le voci di dissesto legate a doppio filo con lo strano suicidio della dirigente Orsola Fallara. La donna era stata pizzicata ad accreditare ingenti somme per sé. Ma in uno stralcio sulle regalie al suo presunto fidanzato lo stesso Scopelliti è stato definito da una sentenza «all'oscuro delle manovre della dirigente». La batosta per Grillo rischia di essere fatale: i dissidenti gongolano («Sono passati dal 28 al 2,5%»), nel partito il malessere aumenta. A cantare l'epitaffio ci pensa la pasionaria M5S Fiorella Mannoia: «La cosa migliore che Grillo possa fare per il bene del movimento è andarsene».