"Non rinunciamo ai luoghi del ricordo"

Monsignor Lameri: "Nessuno è di proprietà di qualcuno, neppure da morto"

Perché la cremazione è una pratica sempre più frequente? Quali sono i motivi che hanno spinto il Vaticano a pubblicare una Istruzione sul tema? Perché la chiesa vieta la conservazione delle ceneri in casa? Ne parliamo con monsignor Angelo Lameri, consultore della Congregazione per il Culto Divino in Vaticano e ordinario di Liturgia e Sacramentaria generale alla Lateranense. «Il documento - premette - in realtà non introduce novità sostanziali sul piano dottrinale. Riconferma l'Istruzione del 1963 con la quale si dichiarava non contraria alla fede cristiana la prassi della cremazione. Vengono inoltre ribadite la preferenza per l'inumazione e l'importanza di un luogo per la memoria del defunto. La novità consiste semmai nella riflessione attorno ad alcune prassi che seguono la cremazione, come la dispersione delle ceneri e la conservazione nelle case».

Perché si è sentita la necessità di disciplinare questa materia?

«Penso che sia dovuto al fatto del crescente sviluppo della prassi della cremazione e delle pratiche connesse. Diversi episcopati si erano già espressi. La Cei già nel 2011 aveva ricordato che la prassi di spargere le ceneri in natura, oppure di conservarle in luoghi diversi dal cimitero come le abitazioni private solleva domande e perplessità».

Com'è cambiata la cremazione nel corso degli anni?

«Ha registrato un notevole incremento. È dovuto a diversi fattori, tra i quali vi sono sicuramente quello economico, igienico-sanitario, sociale e di spazio nei cimiteri. Non ultimo anche quello burocratico, se pensiamo al caso di morti all'estero e alle questioni inerenti al rimpatrio di un cadavere. Nei due secoli precedenti in occidente era prevalente una motivazione ideologica, anticristiana. Oggi questa è venuta meno».

Perché la chiesa è contraria a conservare le ceneri nelle abitazioni? Come risponderebbe a una mamma che desidera conservare in casa le ceneri della figlia, improvvisamente morta?

«La inviterei a riflettere su due aspetti. Il primo pratico. Quando sarà morta anche lei, che ne sarà di quelle ceneri? Non rischiano di essere gettate come un rifiuto qualsiasi? E poi una persona, anche una figlia, non è proprietà esclusiva di qualcuno. Questo vale anche per la memoria. Una figlia non ha solo i genitori, ha fratelli e sorelle, parenti, amici: posso negare loro un luogo per trovarsi e fare memoria della defunta?».