"Non so niente di niente". E De Luca scarica tutto sul suo ex braccio destro

Il governatore continua a definirsi parte lesa: "Chi sbaglia con me è colpevole tre volte. E Mastursi non è Chrchill". Lunedì riferirà in Aula

Roma - La verità ultima di Enzo De Luca, governatore per grazia di dio, sommovimento di popolo, disgrazia del Pd, è racchiusa in una frase che svetta sulle (tante) altre. «Chi pensa di fare un assedio riceverà secchiate di olio bollente in testa». Tutto il resto ne consegue di diritto. Renzi? «Non l'ho sentito, so che era all'estero. Non sono adottato da nessuno, sono autonomo. Mica stiamo gestendo i panettoni di Natale, mica siamo una famiglia che ci dobbiamo sedere a tavola... Io sono la Regione Campania, con le mie responsabilità e i miei doveri. Dimissioni? Ma non scherziamo. Siamo portatori sani di legalità. Si sputa l'anima, si sente il sangue in bocca, ti scoppia il cuore, ci vuole resistenza, anche sul piano fisico. Bisogna resistere, è una sfida». Le rottamazioni di D'Alema, Bindi eccetera ben poca cosa, rispetto all'insostenibile ruvidezza del governatore campano. Difatti Renzi in queste ore batte la testa contro architetture più puntute di lui. Anche i rapporti del partito con lo staff deluchiano sono ai minimi termini, ne è prova una significativa telefonata intercorsa ieri tra il vice (e vero alter ego) del governatore, Fulvio Bonavitacola, e il capogruppo a Palazzo Santa Lucia, Mario Casillo, incline ad aperture alle opposizioni. «Neh Mario - l'esordio in stile fiction Gomorra - tu nun puo' ffa' na cosa 'e chesta a Enzo De Luca. Tu si' o capogruppo. Neh, Mario... no cu' e' Cing stelle ca cagan' o cazz!» («Non puoi fare una cosa del genere mentre i grillini perseverano», l'ammirevole traduzione dell'agenzia Dire). Già lunedì De Luca dovrebbe essere chiamato a riferire in aula consiliare. Nel frattempo, è il solito torrente in piena. Più che il Pol Pot dell'acerba iperbole grillina, insuperabile imitatore del proprio imitatore, cioè Crozza. Scarica ogni colpa sul braccio destro, Nello Mastursi: «Mi ripugna gettare croci addosso agli altri, ci sono errori che vengono fatti in buona fede». Ma il povero Mastursi, recita De Luca, «non è Winston Churchill, né Cavour...». Da lui è arrivato «un comportamento sicuramente sbagliato e infatti non c'è più. Sapeva prima della sentenza? Assurdo, al massimo avrà saputo dagli avvocati... Stanno costruendo una montagna», minimizza. «Quando gli è stato sequestrato il cellulare gli chiesi conto e lui mi disse che erano fesserie... Non so se dietro c'è qualcosa di grosso, per quanto mi riguarda non c'è nulla... Quelli che collaborano con me sanno che chi sbaglia è colpevole tre volte». Nel vangelo secondo De Luca, «la magistratura vada avanti senza guardare in faccia a nessuno... mi considero parte lesa. La mia versione è: non so niente, di niente e di niente. Mi sono svegliato e mi sono trovato sulle pagine di tutti i giornali... Non ho problemi di tensione, li avessi avuti sarei già al Creatore... Il riserbo? Era mio dovere». Niente sa, De Luca, neppure di «questo signor Manna, uno dei mille che si propongono». Qualcuno «probabilmente aveva voglia di fare un po' di millantato credito»; ma, a proposito della presunta richiesta di una nomina, guai ad «andare oltre una virgola sull'argomento».A brigante, brigante e mezzo. Renzi è avvisato e finalmente potrà misurarsi con un po' di filo da torcere. La sfida si preannuncia avvincente.