"Non tutti i maniaci sessuali sono curabili I nuovi mostri sembrano persone normali"

L'esperto: castrazione chimica? Brutta espressione, ma i farmaci servono

Li chiamano sex offenders e in America gli autori di reati sessuali sono oggetto di studi per evitare che la violenza si ripeta. In Italia Paolo Giulini, criminologo clinico, è uno dei pionieri sul campo. Docente alla Cattolica, dal 2005 lavora nel carcere di Bollate nel recupero delle persone detenute per aver violentato donne e bambini. Il suo gruppo in 12 anni ha trattato 248 uomini, «purtroppo con 8 recidive». Adesso si occupa anche del Presidio criminologico territoriale, voluto dal 2009 dal Comune di Milano sia per prevenire che per continuare a seguire gli autori di violenze sessuali: nel 2016 sono state trattate 132 persone e negli ultimi 5 anni ci sono state 3 recidive. «Purtroppo» ripete, perché anche se la media delle ricadute è più bassa che altrove, dietro la parola «recidiva» si cela una nuova vittima, con tutto il dolore, la rabbia, la tragedia.

Come si può riuscire a trattare un autore seriale di violenza sessuale su un minore?

«Bisogna punirlo con una pena effettiva ed efficace. Noi abbiamo leggi punitive più che in altri Paesi, ma sull'efficacia ho dubbi. Basta la pena fine a se stessa?».

A Bollate il vostro lavoro ha portato risultati positivi.

«In un ambito costrittivo e contenitivo come il carcere, che è necessario, proponiamo un programma con sei gruppi la settimana, valutazioni psicodiagnostiche, arte terapia, laboratori di yoga, meditazione e altro. Bollate è un'isola felice, bisognerebbe intervenire in tutta l'Italia, come prevede la convenzione di Lanzarote».

Tutti gli autori di violenze su minori sono trattabili?

«Per capire se una persona è trattabile, servono test effettuati da persone con competenze cliniche».

Si torna a parlare di castrazione chimica.

«Castrazione chimica è un'espressione fuorviante perché è come se si manifestasse l'esigenza ulteriore di pena. Io preferisco parlare di trattamento farmacologico».

E il trattamento farmacologico può funzionare?

«Io non sono uno psichiatra ma nella letteratura internazionale non esistono dati di correlazione lineare tra il tasso di testosterone nel sangue e l'intensità della pulsione. È una devianza nel comportamento sessuale e nella gestione della sessualità, spesso mossa da relazioni perverse o da una pessima gestione della collera. In alcuni casi le nostre cure si possono integrare con trattamenti farmacologici a base di antiandrogini, che però hanno effetti secondari importanti. Oppure si può ricorrere a inibitori della ricaptazione della serotonina, che hanno effetti secondari minori».

Un uomo con un volto normale che compie venti violenze su minori fa paura.

«Lombroso è superato dalla criminologia italiana. Sono persone che dal punto di vista del funzionamento sociale e psicologico spesso sono integrate. Al di là dell'immaginario del maniaco con l'impermeabile, l'identikit è totalmente diverso, perché nel 91 per cento dei casi i luoghi di violenza sui minori sono le famiglie (la ricerca è di Cipm)».

Può rivolgersi al Presidio del Comune anche chi avverte queste pulsioni e teme, per così dire, se stesso?

«Ci sono anche persone che si rivolgono a noi e chiedono aiuto per prevenire il primo atto. Stiamo organizzando un convegno che si intitola Fermarsi prima».