Quel nonno col potere di vita e di morte

È quasi più facile nei casi - terrificanti - delle mamme che se ne vanno con le loro creature, magari per punire il marito sciagurato: cercando una spiegazione plausibile, capace in qualche modo di esorcizzare simili atrocità, si va dal grande esperto della psiche e quello prontamente ci ricicla la Sindrome di Medea. Stavolta non è possibile, stavolta non è così. Abbiamo un salto di qualità, abbiamo un nonno omicida-suicida e al momento non risulta una Sindrome personalizzata sulla terza età impazzita. Che cosa dire, come esorcizzare allora questo nuovo caso? Tra le pochissime certezze rimaste in piedi, nelle tumultuose dinamiche e nei sofisticati equilibri famigliari, i nonni restano tutt'ora la più salda. I giovani genitori ci contano. Affidano i loro figli con fiducia incondizionata, al limite raccomandando di non rovinare l'impalcatura educativa con i soliti stravizi del nonnismo istupidito. Una volta li affidavano per inerzia, seguendo le ataviche regole del patriarcato e della famiglia allargata, oggi li affidano anche come misura anticrisi, per rimediare alla gravissima penuria di asili, troppo pochi e troppo costosi. Ma qualunque sia il motivo personale, portare i bambini dai nonni resta comunque un rito immutabile, cambiassero pure tutte le abitudini e tutti i costumi del mondo. In questa penosa storia di Rovigo, i genitori lo avevano portato per andare a un corso sulla grave malattia del bambino. Il nonno, quel nonno tenero e affezionato, ha creduto nel suo tormento di trovare più velocemente la soluzione, l'unica soluzione davvero efficace e definitiva, senza frequentare corsi e senza sperare più niente: s'è stretto al petto quel nipotino così amato e ha risolto a modo suo, una volta per tutte. Non è difficile immaginare, anzi è persino bello immaginarlo, come il nipotino si sia abbandonato felice a quell'abbraccio, sicuro che niente e nessuno in quell'abbraccio sarebbe riuscito a infiltrare del male. Potremmo farla molto lunga, adesso, contro questo nonno. Perché ha deciso lui, chi gli ha chiesto di risolvere il problema, come ha osato invadere in modo così crudele la vita della famiglia. Chi era per assumersi poteri di vita e di morte? Chi era davvero lo sa solo il Cielo. Da fuori, si può però presumere che fosse un uomo molto particolare. Un uomo arrivato all'autunno della vita per godersi i nipotini, ritrovandosi invece nella più impossibile delle imprese. Quando si vincono certe lotterie, ci sono diversi modi di reagire. Qualcuno scopre dentro di sé energie e motivazioni per lottare, per diventare improvvisamente eroe, senza saperlo e senza volerlo. Qualcuno invece si piega e vede solo il lato nero del destino, riconoscendo d'essere inadeguato, fuori ruolo, certo non all'altezza di un compito tanto gravoso. Si piega e qualche volta si spezza. Questo nonno di Rovigo, dalla legge inevitabilmente verbalizzato come omicida-suicida, ha ritenuto più forte delle sue forze un nipotino tanto malato. Ha ritenuto più penosi della sua pena quei giovani genitori. Invadente e autoritario come tutti i veri nonni, ha scelto di caricarsi il peso di una decisione. Qualcuno deve pur farlo, si sarà detto: un vero nonno non si tira indietro. Un gesto per sempre: sollevato l'adorato nipotino da tutta quella sofferenza, sollevati i suoi genitori da tutta quella fatica, sollevato se stesso da tutta quella tristezza. È chiaramente un disegno farneticante, popolato di fantasmi oscuri. Ma resta a pieno titolo, oltre ogni spiegazione, un grande disegno d'amore.