Nube killer nel Polesine L'acido uccide 4 operai

Da una cisterna esalazioni tossiche durante uno sversamento: nessuno scampo per i lavoratori. Ferito pure un vigile del fuoco

L'esperienza, la professionalità e l'abitudine di avere a che fare con sostanze pericolose sono state paradossalmente fatali. Sono state, forse, le materie prime di una bomba chimica costruita per errore ed esplosa senza fare rumore ieri mattina alla Co.Im.Po. di Adria (Rovigo), un'azienda con 10 dipendenti, che si occupa di trattamento di rifiuti speciali. Quattro lavoratori morti, un ferito grave e un vigile del fuoco intossicato sono il tragico bilancio di quella che doveva essere un'ordinaria giornata di lavoro in Polesine. Paolo Vallesella, 43 anni, Marco Berti, 47, Nicolò Bellato, 28, tutti di Adria e dipendenti dell'azienda, e Giuseppe Baldan, 47, camionista di un'azienda di Campolongo Maggiore (Venezia) sono stati investiti dalla nube mortale sprigionatasi durante lo sversamento di acido solforico da una cisterna a una vasca che, secondo le prime ricostruzioni, conteneva ammoniaca e altre sostanze usate per il trattamento dei rifiuti speciali allo scopo di renderli inerti. Pare che gli operai non indossassero le maschere di protezione previste in questi casi. «C'è stata una errata manovra nel processo che la ditta faceva per trattare questi reflui - ha spiegato il comandante dei vigili del fuoco di Rovigo, Girolamo Bentivoglio - e questo sarebbe alla base della nube di anidride solforosa». Non c'è stata esplosione, la bomba chimica ha ucciso senza fare rumore. Ha sorpreso i due operai e il camionista vicini alla vasca e alla cisterna, mentre il ventottenne Bellato, impiegato, avrebbe pagato con la vita l'estremo tentativo di soccorso, falciato anche lui dall'anidride solforosa ormai fuori controllo. Inizialmente sembrava che le vittime fossero tre. Poi il quarto cadavere è stato trovato a un centinaio di metri di distanza: il tentativo di fuggire dall'abbraccio mortale della nube non ha purtroppo avuto fortuna.

L'incidente è avvenuto verso le 9,30 e subito sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri e il Suem di Rovigo. Le operazioni di recupero delle vittime è stata piuttosto laboriosa e ha richiesto diverso tempo. La paura che la nube tossica uscisse dai confini dell'azienda e si estendesse al di là di Ca' Emo, la frazione di Adria dove è avvenuto l'incidente, era forte. Poi i tecnici dello Spisal e le centraline dell'Arpav hanno rassicurato il sindaco di Adria, Massimo Barbujani, che ha già proclamato il lutto cittadino.

La procura di Rovigo ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo plurimo. Il pm, Sabrina Duò, ieri avanzava già un'ipotesi piuttosto inquietante a proposito dei riscontri raccolti in azienda poco dopo l'incidente. E a fronte alle prime dichiarazioni dei vigili del fuoco che sembravano accreditare l'ipotesi dell'errore umano, paventava un quadro più preoccupante: «I problemi di sicurezza all'interno della Co.Im.Po. paiono evidenti - ha detto ai cronisti -. Errore umano? Tutto può essere, ma dai primi elementi sembrerebbe che qui qualcosa non è stato rispettato sotto il profilo del ciclo di produzione. I primi soccorritori, cioè i vigili del fuoco, hanno riferito che nessuno dei quattro aveva dispositivi di protezione. Ora faremo tutti gli accertamenti possibili e immaginabili, ma qui non è solo un problema di mascherine». L'unica notizia positiva di questa giornata infernale è che Massimo Grotto, 47 anni, il quinto operaio della Co.Im.Po. rimasto gravemente intossicato nell'incidente di Ca' Emo, se la caverà. È ancora in terapia intensiva all'ospedale di Adria ma è in via di miglioramento.