La nuova Chiesa di Bergoglio ora «assolve» anche l'aborto

Le peccatrici dovranno confessarsi pentendosi. Ma il Papa auspica pure un'amnistia per i carcerati: loro potranno ottenere l'indulgenza nelle cappelle dei penitenziari

Una Chiesa misericordiosa verso tutti, una Chiesa che perdona e abbraccia anche chi ha sbagliato. Il Papa abbatte muri e barriere. E scrive una lettera a monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, con la quale annuncia tre importanti novità, superando prescrizioni previste dal codice di diritto canonico. La prima riguarda la possibilità, concessa a tutti i sacerdoti e non solo ai vescovi come finora stabilito, di assolvere le donne che hanno praticato l'aborto che, pentite, decidono di confessarsi. Condanna il «dramma dell'aborto», Papa Francesco, indicandolo come uno «dei gravi problemi del nostro tempo» che spesso viene «vissuto con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta». «Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato», ribadisce Bergoglio, invitando i sacerdoti a prepararsi per questo compito, coniugando «parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso».

Una decisione che mostra la volontà del Papa argentino di permettere al maggior numero possibile di persone di riavvicinarsi alla Chiesa. Come previsto dal diritto canonico, il procurato aborto prevede la scomunica latae sententiae per la donna, per chi la induce ad abortire e per chi pratica o coopera all'aborto. Il peccato non può essere assolto da tutti i confessori, ma soltanto dal vescovo o d alcuni sacerdoti da lui delegati. La decisione rappresenta «un segno di estensione della manifestazione di misericordia in termini più accessibili e disponibili da parte della Chiesa – ha spiegato padre Federico Lombardi - non è un'attenuazione del senso di gravità del peccato» e «non vuole essere in alcun modo un minimizzare la gravità della cosa».

La seconda novità riguarda la possibilità di ottenere l'indulgenza (ovvero la cancellazione delle pene) anche nelle cappelle di tutte le carceri del mondo. «Il mio pensiero va ai carcerati – scrive Bergoglio – che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l'opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell'ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto». Ogni volta che i detenuti passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre idealmente passeranno per la Porta Santa. «Non si tratta- ha spiegato padre Lombardi- di una richiesta di amnistia rivolta alle autorità italiane ma è un messaggio rivolto alla Chiesa e non un appello di carattere giuridico». La terza novità riguarda la mano tesa ai Lefebvriani. «L'Anno Giubilare non esclude nessuno», dice il Pontefice, stabilendo dunque che sarà valido confessarsi anche dai sacerdoti della Fraternità San Pio X, finora non legittimati a questo ministero. Le condizioni per ottenere l'indulgenza restano le stesse: partecipare alla messa, confessarsi, fare la comunione, recitare il credo e le preghiere secondo le intenzioni del Papa. Oltre, ovviamente, a compiere un pellegrinaggio attraversando la Porta Santa. Non solo quella a San Pietro. Perché Bergoglio ha stabilito che in ogni cattedrale, nei santuari e nelle chiese stabilite dal vescovo diocesano ci sia una porta santa.