Obama riscrive la storia e abbraccia Cuba e Castro

Prima visita di un presidente Usa da 88 anni. Foto in posa solenne davanti al Che. E i diritti umani?: "Divergenze ma ci confronteremo"

New York - La visita di Barack Obama a Cuba rappresenta un importante momento storico, ma per dare il via a una nuova era rimane fondamentale la rimozione dell'embargo. È questo che emerge al termine del faccia a faccia durato oltre un'ora e mezza a Palazzo della Rivoluzione tra il presidente americano e il collega Raul Castro. «Abbiamo raggiunto risultati concreti, e le ultime misure sono state positive, ma insufficienti - afferma Castro, che prende la parola per primo - La rimozione dell'embargo, insieme alla restituzione di Guantanamo, è essenziale per la normalizzazione dei rapporti bilaterali, poiché rimane l'ostacolo più grosso al nostro sviluppo». «Solo la sua eliminazione aprirà una nuova strada», aggiunge il leader cubano, ricordando che tra i due Paesi rimangono «profonde differenze». «È un nuovo giorno tra i nostri due Paesi», dice invece Obama, primo presidente americano a mettere piede sull'isola caraibica da 88 anni. «Il destino di Cuba non sarà deciso dagli Usa né da alcuna altra nazione», continua poi, precisando di essere concentrato sul futuro, e sulla rimozione dell'embargo ricorda che è necessario il voto di Capitol Hill. «L'embargo finirà, ma non sono sicuro sul quando», conclude, precisando: «il Congresso non è produttivo quanto vorrei nell'anno elettorale». La missione di Obama, che mette fine a 55 anni di «guerra fredda», è iniziata domenica pomeriggio con l'atterraggio dell'Air Force One sulla pista dell'Avana in una insolita giornata di pioggia. Il Commander in Chief è arrivato insieme alla first lady Michelle, alle figlie Sasha e Malia, e alla suocera Marianne Robinson: ad aspettarlo sulla pista non c'era Castro - atto che Donald Trump ha immediatamente bollato come una mancanza di rispetto - ma il ministro degli esteri Bruno Rodriguez. Nel primo bagno di folla, durante la passeggiata tra i vicoli della città vecchia e la visita alla cattedrale, Obama è stato accolto tra le grida «Barack, Barack» e «Usa, Usa». Il suo arrivo, però, è stato offuscato dalla retata che lo ha preceduto, con un una cinquantina di attivisti dei diritti umani arrestati «in modo particolarmente violento» durante una marcia pacifica all'Avana. E sul rispetto dei diritti umani Obama si è limitato a dire che «ci sono divergenze ma se ci confronteremo si potrà costruire un ponte tra Usa e Cuba». Con i giornalisti occidentali Castro invece sul tema è stato evasivo: «Prigionieri politici? Datemi la lista e li lbero stasera» . E ancora: «Nessun Paese rispetta tutti i diritti umani».Ad accompagnare la storica visita di Obama è un variegato scenario economico che si va aprendo. Ieri Priceline Group è diventata la prima agenzia di viaggi a permettere ai clienti americani di prenotare camere d'albergo a Cuba attraverso il sito Booking.com, seguendo lo sbarco nell'isola di Starwood Hotels & Resorts, il primo gruppo alberghiero a firmare un accordo dalla rivoluzione del 1959 per gestire almeno tre strutture all'Avana. Anche Airbnb ha ufficialmente annunciato che il servizio di prenotazione online sarà aperto a partire dal due aprile. I primi accordi bilaterali avevano riguardato invece la riapertura dei voli commerciali, con un'intesa per venti collegamenti giornalieri su l'Avana oltre ai charter già operativi. Il disgelo, lanciato 15 mesi fa con la mediazione del Papa, scommette sul futuro e la speranza è che i cambiamenti arrivino anche sull'onda dell'apertura economica.

Commenti

roberto del stabile

Mar, 22/03/2016 - 11:58

caro obama perche' non rimani la' a guantanamo cosi' la finisci di fare danni??