Offensiva azzurra a Strasburgoper la digitalizzazione delle Pmi

L'europarlamentare Massimiliano Salini sta portando avanti una battaglia per «l'industrializzazione 4.0» delle nostre pmi, impossibilitate per la loro dimensione ridotta a fare il salto di qualità digitale senza fondi comunitari.

«Parisi o non Parisi si riparte. E dai contenuti!» E’ questo lo slogan-invito che l'europarlamentare Massimiliano Salini lanciava qualche giorno fa in una lettera al direttore de Il Foglio.

Un invito alla progettualità e all’attenzione verso i problemi concreti dell’industria italiana che ben si collega con una battaglia che Salini, con il gruppo Ppe-Forza Italia, sta portando avanti in sede comunitaria. Qui Salini è riuscito a fare approvare il 12 luglio scorso dalla Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (Iter) di Strasburgo un emendamento al progetto di bilancio Ue 2017 che si pone come obiettivo la digitalizzazione delle piccole e medie imprese. Si tratta di una battaglia che ha chiare implicazioni strategiche per il nostro tessuto industriale.

L’obiettivo è «l’industrializzazione 4.0» delle nostre pmi, impossibilitate per la loro dimensione a fare il salto di qualità digitale senza fondi comunitari. Una battaglia che potrebbe avere riscontri importanti per Forza Italia anche in termini di consenso presso il tessuto produttivo.«La Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo ha approvato la mia proposta per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese» spiega Salini. «L’emendamento prevede lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per l’avvio di un progetto pilota in 50 PMI e start-up in tutta Europa, affinché queste siano aiutate da esperti del settore in un processo di trasformazione digitale delle loro attività imprenditoriali.

Le aziende infatti spesso non sono in grado, per mancanza di tempo o di competenze, di seguire le continue evoluzioni dei mezzi tecnologici. Con l’intervento di digital enablers si consente alle piccole e medie imprese e start-up di prendere atto degli sviluppi nel settore digitale, di esplorare nuove opportunità in termini di innovazione e di rafforzare così la loro competitività in un mercato internazionale sempre più interconnesso e fondato sull’uso del web. In caso di riscontri positivi, il progetto pilota potrebbe essere esteso a centinaia di altre aziende, favorendo il loro adattamento ai mutamenti tecnologici e contribuendo, in questo modo, allo sviluppo economico del Vecchio continente».

Senza sottovalutare che il progetto permetterebbe a tanti giovani esperti di tecnologie digitali di esprimere e sfruttare le proprie abilità acquisite in università direttamente dentro il mondo delle imprese.Il via libera della Commissione costituisce solo il primo passo verso l’approvazione di una proposta che potrebbe contribuire a colmare il «ritardo digitale» delle imprese italiane quantificabile ogni anno in 2 punti percentuali di Pil. Servirà il via libera della Commissione budget e dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo. L’auspicio è che gli eurodeputati comprendano le potenzialità di questo intervento, dimostrino sensibilità verso le piccole e medie imprese - che sono le fondamenta diffuse del nostro sistema economico - e non si confinino in piccole egoismi nazionali, come già accaduto ad esempio su un’altra battaglia strategica come quella sul made in, ovvero l’etichettatura di origine delle merci provenienti da paesi extra-Ue, ancora ferma tra ostruzionismi e rinvii.