Oltre 300 scosse, altre in arrivo «Non rientrate nelle case»

Boschi, tra i massimi esperti di sismologia in Italia, avverte la cittadinanza: «La terra tremerà ancora»

Francesca Angeli

Roma Ora a far paura sono le nuove possibili scosse. Perché potrebbero anche essere superiori alla più forte registrata alle 3.36 di mercoledì. Un rischio che tutti gli esperti invitano a prendere considerazione come una eventualità altamente probabile, soprattutto dopo lo «sciame» di oltre 300 avvertite nella giornata di ieri.

Enzo Boschi ex presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia avverte la popolazione dell'area interessata dal sisma: «Non rientrate nelle case - ammonisce - è una cosa assolutamente da non fare». Le ragioni sono scritte nella storia dei terremoti precedenti.

«In Italia spesso, anzi quasi sempre, questo tipo di scosse arriva in coppia - prosegue l'esperto - È già successo nei precedenti terremoti del '97 in Umbria e Marche e del 2012 in Emilia. È quasi sempre accaduto l'arrivo di una seconda scossa ed è un punto fondamentale da tener presente in questo momento anche da parte degli uomini della Protezione Civile».

In effetti già ieri proprio mentre i soccorsi erano impegnati nelle zone colpite alle 13,50 è stata avvertita una forte scossa mentre gli uomini dei vigili del fuoco, della protezione civile gli altri volontari si trovavano all'interno delle rovine pericolanti in cerca dei superstiti. Rovine dalle quali sono dovuti uscire precipitosamente perché il rischio di nuovi crolli anche a prescindere dalle scosse è altissimo.

Boschi spiega che anche questo evento sismico presenta lo stesso meccanismo dei terremoti dell'Aquila, dell'Umbria e delle Marche e di quello più lontano nel tempo di Norcia. «Quella zona è stata classificata come quella con la maggior pericolosità sismica in Italia - precisa - come illustra chiaramente la mappa pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Dunque una situazione ben nota dal punto di vista sismologico».

Boschi era anche membro della Commissione Grandi Rischi ai tempi del sisma aquilano ed insieme ad un gruppo di esperti colleghi finì davanti al Tribunale dell'Aquila con l'accusa di non aver saputo prevedere il terremoto e dunque di non aver avvisato per tempo la popolazione. L'iter giudiziario si concluse con una piena assoluzione per Boschi che oggi come allora ribadisce che è impossibile prevedere quando esattamente avverò un terremoto e che l'unica arma in mano all'uomo è quella della prevenzione, ovvero case a prova di sisma. L'Italia però sembra incapace di imparare dai disastri del passato.

«Bisogna investire in prevenzione e costruire case antisismiche - insiste l'esperto - Il pericolo è presente in quasi tutto il territorio italiano non possiamo escludere che ci siano nuove scosse».

Sul rischio di altri scossoni è d'accordo anche Tiziana Guida, segretario dell'ordine dei Geologi del Lazio.

«Non è possibile fare previsioni su quando ci saranno nuove scosse - afferma - È però possibile che si verifichi un'altra scossa d'intensità pari se non addirittura superiore a quella della notte scorsa». L'esperta spiega che la scossa delle 3.36 si è sviluppata lungo una faglia nota ai geologi aveva una magnitudo pari a quella che colpì l'Aquila ma «gli effetti al suolo sono diversi perché dipendono dalle caratteristiche del terreno, che può dare o meno un effetto di amplificazione delle onde sismiche, aumentandone gli effetti sugli edifici, e dal fatto che, in questo caso si è trattato di una scossa di superficie, a soli 4 km di profondità».