Ombrello utile, ma è più chic non portarlo

P iove, e le città si riempiono all'improvviso di ombrelli. L'ombrello (quello nero, soprattutto) è un antico simbolo di autorevolezza: come non pensare a quegli uomini (gli inglesi in testa) che, appena il tempo mette su un po' di broncio, non sanno decidersi a uscir di casa senza il loro bravo ombrello? A me, oggi, costoro danno un po' di malinconia: possono apparire anacronistici come sono anacronistici, oggi, certi lord inglesi che, pensando di vivere ancora nell'Inghilterra vittoriana, appaiono invece fuori tempo massimo. Magritte, grande pittore surrealista, agli ombrelli dedicò più di un quadro. Il più celebre è quello intitolato «Le vacanze di Hegel», dedicato al grande filosofo tedesco, che rappresenta un bicchiere posato su un ombrello aperto: «Ho pensato che Hegel sarebbe stato molto sensibile a questo oggetto che ha due funzioni opposte», dichiarò l'artista: «nello stesso tempo quella di respingere e contenere l'acqua... si sarebbe sicuramente divertito come in vacanza». L'ombrello è, in effetti, un oggetto singolare: ripara dalla pioggia, è vero, ma se dimenticato a rovescio sotto l'acqua, si riempie anch'esso d'acqua, quasi a giocare, come notava Magritte, sul paradosso delle forme e delle funzioni. Non sarà un caso che, prima di lui, Lautréamont, precursore dei surrealisti, avesse parlato della bellezza moderna «come l'incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio», cioè bello come l'incontro fortuito tra oggetti apparentemente inconciliabili. Anche io, vedendo tanti ombrelli che sembrano camminare da soli per le città, ho un senso di spaesamento: da cosa vogliono proteggersi tutte queste persone che si nascondono sotto l'ingombrante cappa dei loro parapioggia? Dalla pioggia, direte voi. Vero: ma è anche vero che, per me l'ombrello, per quanto funzionale, appaia a volte ingombrante e fastidioso come un'innamorata non ricambiata. A volte l'ombrello è anche un gesto d'amore: come quello di Picasso che, immortalato in Costa Azzurra da Robert Capa, proteggeva la moglie dal sole sulla spiaggia. L'ombrello può essere anche divertente, giocoso, o addirittura stupido e infantile: se lo portano i bambini, dà una sensazione di bizzarro divertimento, se invece, colorato e sgargiante, è portato a spasso da un adulto, appare anch'esso un po' ridicolo e ridicolizza chi lo porta. Analogamente, ma con altro stile, altri preferiscono invece il cappello. La disputa cappello versus ombrello è, se non proprio antica, certo vecchia, almeno quanto quella che separa chi predilige la vasca da bagno alla doccia, o chi impazzisce per i Beatles e chi invece per i Rolling Stones. Noi, invece, siamo per la libertà: ognuno si comporti come crede, ma certo è che la libertà maggiore, per noi, è quella di uscire senza nulla in testa: La sensazione di leggerezza e libertà compensavano ampiamente il rischio di bagnarmi. Voi, per carità, non fate come me: uscite pure con l'ombrello, e scegliete quello che più vi si confà. Ma lasciatemi anche la mia gioia di sentirmi libero, e, in quanto libero, leggero, spensierato e felice. Anche se magari un po' bagnato.