Onu, niente aborto per gli stupri di guerra: "Colpa dello stop Usa"

Trump si allontana dagli europei: linea dura anche in caso di violenza sessuale nei conflitti

New York L'amministrazione di Donald Trump incassa una vittoria all'Onu portando avanti la linea dura su qualsiasi iniziativa che implichi il sostegno all'aborto, ma si allontana sempre di più dagli alleati europei. Dopo un lungo braccio di ferro, il Consiglio di Sicurezza ha approvato una risoluzione sulla violenza sessuale nei conflitti armati volta a combattere l'uso dello stupro come arma in guerra. Testo su cui gli Stati Uniti avevano minacciato il veto per l'utilizzo di un linguaggio sull'assistenza alla «salute riproduttiva», che per estensione costituiva il sostegno all'aborto per le vittime.

La Germania, presidente di turno dei Quindici, ha lavorato duramente per far sì che la bozza venisse adottata durante la riunione di ieri con il segretario generale Antonio Guterres, i premi Nobel per la pace Nadia Murad e Denis Mutwege, e l'avvocato attivista Amal Clooney. Per superare l'opposizione americana, tuttavia, è stata costretta a eliminare il riferimento che invitava a fornire ai sopravvissuti «servizi sanitari inclusa la salute sessuale e riproduttiva», così come richiesto da Washington per escludere eventuali interruzioni di gravidanza. Una mossa che ha scatenato le critiche dei difensori dei diritti umani: «È deludente che la Germania abbia ceduto alle minacce di veto», ha commentato Stephanie Johanssen della Women's Refugee Commission, definendo la risoluzione «un passo indietro». Peraltro dal documento - approvato con 13 voti a favore e due astenuti, Russia e Cina - era già stata eliminata una parte importante, relativa all'istituzione di un nuovo meccanismo per monitorare e segnalare tali atrocità in guerra perché gli Usa, in un inedito asse insieme a Mosca e Pechino, si erano dichiarati contrari.

«Ci sono atteggiamenti che semplicemente non capiamo», ha detto a margine dell'incontro l'ambasciatore francese al Palazzo di Vetro, François Delattre, ribadendo il suo sostegno alla versione originale. «È inspiegabile - ha aggiunto - che l'accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva non sia esplicitamente riconosciuto per le vittime di stupro, le quali sono spesso bersaglio di atroci atti di violenza e di mutilazioni barbariche». Anche Amal Clooney aveva espresso il sostegno alla versione non annacquata. «Sebbene la bozza sia un passo avanti, soprattutto nella misura in cui rafforza il regime di sanzioni per coloro che commettono tali crimini, bisogna andare oltre - ha detto - Se questo organo non può prevenire la violenza sessuale in guerra, deve almeno punirla». La giustizia «non può avere una possibilità se le persone al potere, tra cui quelle sedute intorno a questo tavolo, non ne fanno una priorità», ha continuato, ribadendo che «c'è un'epidemia di violenza sessuale e la giustizia è l'antidoto. È il momento di farla diventare la vostra priorità e onorare davvero sopravvissuti come Nadia Murad che hanno già sofferto troppo». E per la premio Nobel, ora servono «passi pratici».

Guterres, da parte sua, ha spiegato che «nonostante numerosi sforzi, la violenza sessuale continua ad essere una caratteristica orribile dei conflitti in tutto il mondo», e gruppi di attivisti hanno dimostrato che «è usata deliberatamente come arma di guerra». «Dobbiamo riconoscere che colpisce in larga misura le donne perché è collegato a questioni più ampie come la discriminazione di genere», ha proseguito, sottolineando che c'è «un'impunità diffusa». E incoraggiando il Consiglio di Sicurezza a «lavorare insieme per superare le differenze»: «La risposta globale deve garantire la punizione degli autori e il sostegno completo ai sopravvissuti».