«Ora le donne malate di sclerosi multipla potranno curarsi anche in gravidanza»

Il presidente Aism commenta i risultati di uno studio clinico europeo

Enza Cusmai

Duemila donne affette da sclerosi multipla hanno trascorso la gravidanza e dato alla luce dei figli sani senza mai smettere di curarsi con il Copaxone, della Teva Pharmaceutical Industries. E sulla base degli incoraggianti risultati di questo studio clinico, ora in tutta Europa, Italia compresa, è stata eliminata la controindicazione in gravidanza del principio attivo glatiramer acetato, impiegato per contrastare la forma recidivante di sclerosi multipla. Una notizia che Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione italiana sclerosi multipla (Aism) accoglie con soddisfazione.

«È un bene che ci siano degli studi sistematizzati che confermino la mancanza di rischio di un farmaco sulla gravidanza di donne affette da sclerosi multipla. Finalmente c'è la conferma di una cosa che sosteniamo da molti anni».

Professore vuol dire che non ci sono mai stati rischi anche in passato?

«Diciamo che non siamo al corrente di problematiche connesse tra l'uso dei farmaci e la gravidanza. Ma era una valutazione casuale: se delle donne rimanevano incinte per sbaglio durante la cura, i feti non registravano danni. Però ora c'è la dimostrazione scientifica che ci conforta anche se personalmente non conosco la ricerca effettuata».

Quindi ora le giovani donne colpite da questa malattia possono stare più tranquille?

«Certamente, anche se lo stadio della malattia è importante da analizzare. E quindi è sempre fondamentale che terapia e farmaco vengano concordati tra il paziente e il suo medico».

Questa malattia colpisce solo i giovani?

«Ogni anno rileviamo circa 3.400 nuove diagnosi. Nella maggioranza dei casi sono giovani tra i 20 e i 40 anni. C'è una nuova diagnosi ogni tre ore. E attualmente circa 110 mila italiani convivono con la sclerosi multipla, un 10% sono molto gravi, un 30% sono disabili».

Le donne sono più a rischio?

«Sì, risultano colpite in numero doppio rispetto agli uomini. La sm è più comune tra le donne in età fertile rispetto a qualsiasi altra età; secondo studi europei l'età media della diagnosi è intorno ai trent'anni e circa il 43% delle donne desidera una famiglia dopo la diagnosi».

Esattamente cos'è la sclerosi multipla?

«È la seconda malattia neurologica nel giovane adulto e la prima di tipo infiammatorio cronico».

Quali sono i primi campanelli d'allarme?

«Un calo della vista rapido e significativo o uno sdoppiamento della vista, disturbi della sensibilità come formicolii, intorpidimento degli arti o perdita di sensibilità al tatto, difficoltà a percepire il caldo e il freddo. Infine fatica e debolezza, perdita di forza muscolare».

I farmaci quanto sono importanti?

«I farmaci rallentano la progressione della malattia e impediscono di raggiungere la forma grave di disabilità. Fino agli anni '70, cioè prima dell'avvento dei farmaci, una persona aveva sette probabilità su dieci di arrivare ad una forma grave. Adesso le probabilità si sono ridotte a due-tre casi su dieci».