La pacchia dei parlamentari: 12 milioni per non far niente

Dal 23 marzo deputati e senatori hanno lavorato una decina di ore. E il «fermo biologico» delle Camere prosegue

Quasi 12 milioni. Tanto, vale la lunga vacanza (retribuita) di deputati e senatori della XVIII legislatura, i quali hanno varcato la soglia di Palazzo Madama e Montecitorio rispettivamente per sei e sette sedute. Ovvero, poco più di una decina di ore. E adesso, quelli che ce l'hanno fatta il 4 marzo, sono già in ferie. Il Parlamento, infatti, si è insediato il 23 marzo scorso e, al netto del disbrigo delle varie formalità di avvio legislatura, ha chiuso i battenti dopo poco meno di un mese di lavoro: tra 25 aprile e Festa dei lavoratori il 1° maggio, nel mezzo anche gli appuntamenti elettorali per le regionali. Di fatto, deputati e senatori sono in ferie dal 18 aprile al 7 maggio 2018. Senza considerare, a giugno, il turno delle amministrative, che di sicuro vedrà calendarizzata un'altra pausa.

A ciò si aggiunge il «fermo biologico» delle Commissioni ordinarie di Camera e Senato, non ancora composte per la mancanza di un esecutivo e dunque l'impossibilità di eleggere l'Ufficio di presidenza. Per cui, la macchina parlamentare non ripartirà fino alla ufficializzazione di un governo. E intanto, nell'attesa che ai piani alti qualcosa si sblocchi, i parlamentari neo eletti si sono visti recapitare a casa il loro primo stipendio.

In barba alla fase di stallo che rischia di mettere in ginocchio il paese con ripercussioni anche importanti sui conti pubblici, l'impasse politica ha portato in dono a deputati e senatori una lunga vacanza retribuita. I deputati hanno diritto a un'indennità lorda di 10.435,00 euro, al netto circa 5 mila euro. A titolo di rimborso delle spese di soggiorno c'è poi una diaria pari a 3.503,11 euro. A cui si aggiungono un rimborso spese per l'esercizio del mandato, pari a 3.690 euro, ed una cifra che oscilla fra 3.323,70 euro e 3.995,10 euro (a seconda della distanza) per il rimborso delle spese di trasporto e di viaggio. Infine, 1.200 euro annui per spese telefoniche. I senatori invece ricevono un'indennità mensile lorda di 10.385,31 euro. Ovvero, un netto mensile di circa 5.000 euro, a cui si sommano una diaria di 3.500 euro e un rimborso forfetario mensile di 1.650 euro per le spese generali, che sostituisce e assorbe i preesistenti rimborsi per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche. Per loro, il rimborso per le spese per l'esercizio del mandato è di 2.090 euro.

Facendo un calcolo sommario, senza indennità di funzione, i componenti del Senato e Camera guadagnano oltre 12 mila euro al mese a cranio, moltiplicati per 945 parlamentari. I più pagati d'Europa: un costo che equivale a 120.500 sterline all'anno, secondo uno studio inglese, il doppio dei colleghi del Regno Unito che percepiscono 66.000 sterline, di gran lunga di più degli stipendi dei politici tedeschi e francesi, addirittura sei volte più di quelli spagnoli. Nota a margine. Il 58% degli eletti è al primo mandato, e dopo aver percepito il primo stipendio, deve auspicare di restare in carica almeno fino al termine dei 5 anni prima di maturare l'ambito diritto alla pensione. Una variabile da non trascurare, nel complicato puzzle di questo non governo. Forse il ritorno immediato alle urne non piace proprio a tutti.

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 07/05/2018 - 01:31

Conti recenti dicevano che i parlamentari del bel paese sarebbero i più pagati nel mondo, dopo i "colleghi" tedeschi. Non é vero, dato che i tedeschi non possono intascare la quota a loro data per pagare i collaboratori, mentre invece i nostri eroi, in maggioranza, "facevano" normalmente esattamente il contrario, intascando tutto, così almeno i più "furbi". Lecito aspettarsi che le condizioni del Paese impongano il contrario: i nostri “eroi” diano il lavoro a un collaboratore, pagandolo, oppure rinuncino all'iniquo balzello, come devono fare i colleghi dell'odiosa Merkel.