Padoan in pressing sui fondi Ue Juncker: «Non ho denaro fresco»

RomaPiù che una richiesta, quello di Pier Carlo Padoan è un grido d'allarme: «Qui non si esce, l'Europa deve accelerare sul piano Juncker». Ma la risposta del presidente della Commissione è una ruvida carezza: «Io non ho denaro fresco, però se gli Stati vogliono contribuire con delle risorse nazionali al fondo sono benvenuti. Lo dico ai romani e ai parigini, a cui tutto questo non basta».

Dunque il duello con Bruxelles continua. Giovedì Jean-Claude Juncker ha detto che «l'Italia non può lamentarsi», ora ci invita a calmarci. Eppure secondo Padoan il piano Juncker per la crescita è buono, anzi «è una misura molto opportuna», solo che adesso «deve partire, mettendo insieme buoni progetti e risorse per finanziarlo, tenendo conto della distribuzione degli stanziamenti». Insomma, «bisogna fare presto perchè la crisi non cessa». E se mancano i soldi, il ministro dell'Economia sa dove trovarli: «Si smobilizzino risorse che già ci sono presso la Bei, magari in modo più aggressivo, in senso buono».

Padoan parla a un convegno di investitori internazionali. Accanto a lui il francese Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici della Ue, che dice di non essere venuto a Roma per controllare i conti. «Le sfide dell'economia italiana sono sostanzialmente due, riportare la competitività e ridurre il debito. La Commissione segue da vicino come l'Italia affronta queste sfide, non in senso punitivo ma di incoraggiamento, e devo riconoscere che c'è un grande sforzo e slancio da parte del governo per realizzare le riforme. Voglio precisare che noi le riforme le sosteniamo, non le ordiniamo, come non scegliamo i governi».

Moscovici promuove Palazzo Chigi pure su un altro punto. «Un tributo alla presidenza italiana della Ue, che ha consentito buoni progressi all'ultimo consiglio Ecofin, ad esempio rafforzando la Mifid, per lottare contro certi meccanismi fiscali». Comunque Bruxelles si aspetta entro la terza settimana di gennaio «ulteriori informazioni» dal governo italiano prima di decidere il suo orientamento finale sui nostri conti. Certo in generale, conclude il commissario, non tira una buona aria, e non solo per Roma: «Se l'attuale bassa crescita e alta disoccupazione dovessero perdurare, l'Europa rischia un decennio perso, di stagnazione».